LA BATTAGLIA DI UNA VALSUSINA PER LA FECONDAZIONE ASSISTITA FINO AI 46 ANNI

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Al centro Simona Rotelli (45enne di Susa) con le altre due donne dell’associazione “Pma Piemonte”
SUSA – Il tema è delicato e riguarda il diritto alla procreazione delle donne. Finalmente la Regione Piemonte innalzerà a 46 anni d’età il limite per l’accesso alla procreazione medicalmente assistita (Pma), così come previsto per legge dai Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) e seguendo l’esempio di altre regioni.  Inoltre sarà aumentato il numero di tentativi da tre a sei cicli.
Il merito di questo risultato politico va ad un’associazione di donne chiamata “Pma Piemonte”, di cui una delle principali promotrici è la valsusina Simona Rotelli. Con l’appoggio dell’ex consigliere regionale Roberto Placido (che si è fatto ambasciatore con il presidente Chiamparino) e insieme a Stefania Bonagura e Denise Badagliacco, la Rotelli ha portato avanti una battaglia a favore di tutte le donne che non si arrendono e che hanno il sogno di diventare madri.
Proprio alcuni giorni fa, a Torino, si è tenuta la conferenza stampa dell’associazione Pma Piemonte e durante l’incontro la consigliera regionale Nadia Conticelli, in accordo con l’assessore Saitta, ha annunciato il nuovo provvedimento della Regione, accogliendo così la richiesta dell’associazione. Con l’innalzamento dell’età e del numero di tentativi, si eviterà a tante donne piemontesi di doversi spostare in altre regioni, come la Lombardia e la Toscana, dove già la procreazione medicalmente assistita viene concessa fino ai 46 anni.
“Ringrazio Denise Badagliacco, Stefania Bonagura e Simona Rotelli – commenta Placido – per l’impegno e la passione che ci mettono per mantenere viva la loro speranza e per darla anche a tante altre donne”.
Un problema concreto, vissuto sulla propria pelle dalla 45enne segusina Simona Rotelli: “Da 15 anni provo ad avere un figlio e avevo superato il limite d’età, ma grazie a questo provvedimento della Regione ho ancora una speranza – spiega – diventare mamma è il mio desiderio, per potermi pagare la procreazione medicalmente assistita ho fatto tre lavori diversi. Purtroppo produco tantissimi ovuli, ma nessuno riesce ad essere fecondato, avendo l’ovaio policistico. Fino ad oggi avevo fatto sette tentativi sempre in cliniche private, tutti andati male, spendendo circa 2500 euro ogni volta. Ora, grazie al provvedimento della Regione Piemonte, potrò diventare mamma pagando soltanto il ticket e avendo a disposizione sei tentativi”.
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5 COMMENTI

  1. Ma sì, così se funziona si recupera il tempo,
    si salta un passaggio e si diventa direttamente nonni
    (di un bimbo orfano di genitori, però).
    E poi un domani anche nei centri commerciali, chissà.
    E adottare quelli già concepiti invece che sopprimerli?

    • Dovrebbe imparare a non giudicare chi attraversa questa sofferenza… e comunque, quelli già concepiti, se lei stesso dice che purtroppo vengono soppressi da gente senza scrupoli, come si fa ad adottarli? Inoltre si documenti sulle lungaggini delle adozioni e sui costi, e allora forse capirà perchè molti lasciano perdere l’adozione, che è diventata purtroppo una cosa da ricchi.

    • Innanzitutto prima di sparare cavolate verificare le cose, la legge doveva essere adeguata alle altre regioni d’italia! Ora tutte le donne piemontesi possono avere la scelta di fare 6 tentativi.. arrivano fino a 46 anni, ma siccome la maggior parte li consuma tutti prima, altre no, non si ha il rischio che dice lei. Poi invece di sparare a zero , impari a gioire delle vittorie sociali che portano sempre noi donne ad essere giudicate come vecchie!!!La vita media ormai si e’alzata.. non siamo vecchie , la vera vita di una donna dovrebbe cominciare a 40 anni!!!

  2. Forse le battaglie femminili dovrebbero guardare altrove.
    Dopo Soraya non ci sono più state principesse ripudiate e non la sarà neppure questa signora se anche quest’ultimo bingo non dovesse raggiungere l’esito sperato.
    Sette più sei uguale tredici, numero controverso in quanto al recar fortuna.
    Magico nel vecchio Totocalcio, infausto a tavola ancora oggi a quasi duemila anni dall’Ultima cena.

    • Caro Bruno, forse i commentatori compulsivi come voi dovrebbero guardare altrove e piantarla di giudicare il prossimo. Mi spieghi cosa cavolo frega a voi se uno ha un figlio a 20, 30, 40 o 50 anni?

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