LETTERA AI MOTOCICLISTI: “SONO UNA MAMMA CHE HA PERSO UN FIGLIO SULLE STRADE DELLA VAL SUSA…”

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DALLA MAMMA DI LUCA

In fondo all’articolo sull’incidente in moto di sabato scorso in Val Susa, pubblicato dal vostro giornale, vedo scritto: cosa ne pensi? Penso che se non si entra nelle situazioni si possono solo fare illazioni e vomitare sentenze, non ha davvero senso. Giusto o sbagliato che sia il proprio sentire, ci vuole leggerezza ed attenzione verso gli altri. Ci sono sedi opportune dove è importante testimoniare ciò che si è visto. Il resto, pur in buona fede, sono ferite inferte gratuitamente a chi sta già soffrendo. Ho perso il mio unico figlio così, sulla strada, ad opera di due pazzi furiosi che sono tra voi motociclisti e che con la coscienza insanguinata corrono ancora veloci sulle strade della Valsusa. 

Nello zaino portano tutte le menzogne che hanno avuto il coraggio di sparare, nella mente terranno per sempre gli occhi di Luca, sbarrati dietro a quel casco. Prima o poi l’esistenza chiederà loro di pagare il conto. Ogni giorno che passa, per loro, il debito aumenta e si accumula un carico interiore che non permetterà mai più di vivere liberamente, senza rimorsi. Solo un rigurgito di onestà e di verità potrebbe liberarli. Ma tacciono ed il tarlo lavora dentro di loro. Funziona così. Ci vuole pazienza. Mi fa male leggere i commenti che sono apparsi sotto quell’articolo.

Non si può entrare nel dolore degli altri senza avere il minimo sentore di cosa sia la lacerazione che c’è nel cuore di un genitore, di una moglie, di un parente che è in certe situazioni. Io sono una madre che vive nelle strade dell’inferno tutti i giorni per ciò che è stato e per ciò che provo. Per questo comprendo delle cose che l’esperienza mi ha insegnato e che, forse, guardando superficialmente alle situazioni, non è possibile immaginare.

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