SAUZE D’OULX, L’INGLESE VIOLENTO NEL PUB E LA NOSTRA DISFATTA

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di RICCARDO HUMBERT

Un venerdì sera di fine gennaio in un pub di Sauze d’Oulx del quale, per ovvii motivi, ometto il nome: un gruppo di musicisti di mezza età sta suonando un brano di Enzo Jannacci.

Un suddito di sua maestà la Regina d’Inghilterra, in evidente stato di ebbrezza alcoolica, pare non gradire e per dimostrarlo, con grande senso di civiltà britannica, si dirige verso il cantante, gli spegne il microfono, lo afferra e lo sbatte in terra rompendolo, poi, come se nulla fosse, si risiede al tavolo.

Non pago del gesto, l’esportatore di civiltà d’oltremanica si esprime in termini poco lusinghieri nei confronti della musica italiana additandola come shit, termine per il quale non occorre traduzione, e accusando il gruppo di una non ben identificata ignoranza.

Il cantante, con la scompostezza e l’insana gestualità di cui sono famosi gli italiani presso gli inglesi, ringrazia educatamente nella loro lingua e ritiene che il concerto possa ritenersi terminato. Il fatto che l’incauto britannico debba considerarsi ospite in casa altrui e comunque soggetto ad elementari regole di comportamento pare non toccare il titolare che, anziché intervenire in difesa del gruppo, si affretta a diffondere musica inglese e a mandare una ragazza a portare l’ennesima birra all’inglese ubriaco. “Io devo lavorare”, sarà la sua giustificazione.

Intanto la signorina ammansisce l’alcolizzato e lo gratifica con un selfie. E’ a questo punto che occorre fare una digressione poiché l’episodio, apparentemente irrilevante, è invece sintomo di un diffuso decadimento etico che privilegia il profitto alla dignità e all’amor proprio. E’ la deriva dell’italiano medio, la dimostrazione di quanto effettivamente la perdita di sovranità che caratterizza sempre di più la nostra nazione arrivi proprio dalla base: “io devo lavorare” e quindi posso mettermi prono a subire e farmi insultare per qualche euro in più, posso vendermi a mammona. Senza orgoglio, senza dignità e senza rispetto per i miei connazionali.

“Non voglio grane nel mio locale”. Come nel west. Fortuna vuole che ad un tavolo ci fossero alcuni poliziotti in borghese che, intervenuti con discrezione, hanno chiesto le generalità al britannico che, con la grazia che ne contraddistingue lo stile, si rifiutava di esibire i documenti ritenendosi in diritto di fare ciò che aveva appena fatto.

Poiché lo straniero limitava la sua conoscenza esclusivamente alla propria lingua madre, il poliziotto, in un inglese fluente, lo rendeva edotto che se egli avesse adottato un simile atteggiamento in terra britannica probabilmente sarebbe già finito in camera di sicurezza e anche la Regina Madre avrebbe esecrato il fatto.

Dopo alcuni momenti di tensione in cui l’uomo pareva aver perso la percezione del tempo e dello spazio, un suo conterraneo, evidentemente meno ottenebrato dalla Guinness, si offriva per ripagare il microfono distrutto e la cosa si concludeva senza danni; ma la triste percezione di resa e di disfatta umana che parte da politici corrotti e farabutti, transita dal parassitismo di stato e arriva al servilismo più bieco per qualche euro in più riconduce inevitabilmente alla realtà di una povera nazione in cerca di una nuova identità ma che per ora ineluttabilmente rimane “non donna di province, ma bordello”.

Riccardo Humbert

(null)

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2 COMMENTI

  1. Per parlare bisogna conoscere bene i fatti, e quello che e’ stato scritto nn corrisponde alla verita’. Quindi se l’artefice dell’articolo mi da la possibilita’ di controbattere sarebbe tutto piu chiaro.

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