SUSA, COS’È LA PSICOLOGIA DELLO SPORT? PARLA IL DOTTOR MANDICE

Condividi
FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn

SUSA – La psicologia dello sport è un argomento ancora poco conosciuto ai più, accompagnato spesso da pregiudizi che poco centrano con la materia. Proviamo a fare chiarezza con lo psicologo dello sport Gionatan Mandice.

Buongiorno Gionatan, ci può spiegare brevemente a cosa serve la psicologia dello sport?

Buongiorno a voi. Si potrebbe rispondere un po’ provocatoriamente a questa domanda con altre del tipo: a cosa serve l’allenamento? A cosa serve una dieta specifica? A cosa serve lo studio della tecnica o della tattica? Lo psicologo dello sport si occupa della preparazione mentale che è una delle componenti fondamentali della prestazione ed è spesso determinante. Il fine ultimo è quello di far coincidere la prestazione reale con quella potenziale. Negli ambienti sportivi da sempre si sente dire quanto sia determinante “la testa” poi però di fatto sono ancora in pochi quelli che ci lavorano su. C’è un evidente paradosso: tutti riconoscono l’importanza della componente mentale ma in pochi ci lavorano seriamente, lasciandola spesso al caso o a presunte capacità innate, se non in alcuni casi, a suggestioni poco scientifiche.

Si può quindi allenare la mente?

Certamente. Come le altre componenti della prestazione, va allenata per ottenere risultati di eccellenza in modo continuativo. Tenendo a mente che ognuno ha il proprio punto di partenza e le proprie caratteristiche e di conseguenza non c’è un percorso uguale per tutti.

Quindi è “un allenamento” potenzialmente utile per chiunque, non solo per chi ha delle difficoltà?

Assolutamente sì. Prendiamo l’esempio dell’alimentazione. Ogni atleta serio farà attenzione a ciò che mangia, spesso seguendo le indicazioni di un professionista, questo a prescindere dal fatto che sia più o meno in forma. Se vuoi avvicinarti al tuo massimale devi curare ogni aspetto. E ciò dovrebbe valere anche per la parte mentale, anche se non siamo ancora lì.

Perché questo ritardo?

Il motivo principale è il pregiudizio che la psicologia si porta dietro da sempre, ovvero che lo psicologo cura i matti e che quindi chi va dallo psicologo ha dei problemi psicologici, come dire, tornando all’esempio precedente, che dal nutrizionista/dietista ci vanno solo i malati.

È la parola psicologo che fa paura?

Un po’ ancora sì, per questo i termini mental traininer e motivatore suonano più rassicuranti. Ma in realtà dovrebbe essere l’esatto opposto. Stiamo parlando nella maggior parte dei casi di figure spesso improvvisate che utilizzano banali modellini copia-incolla. Lo psicologo sportivo ha invece una preparazione specifica e una conoscenza della mente umana che gli permette di adattare i modelli alla persona che ha di fronte. Tutto ciò fa sì che l’atleta, o la squadra, che ha la capacità di vedere lo psicologo dello sport come una possibilità di potenziamento possa prendersi un vantaggio competitivo importante rispetto agli avversari.

È un servizio dedicato solo agli atleti d’élite?

Non solo. Diciamo che ad alti livelli non dovrebbe mancare. Ma può essere utile un percorso di psicologia dello sport a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al proprio massimale, al di là del livello di competizione. Tuttavia ci sono anche altri obiettivi ai quali è utile affiancare un percorso con lo psicologo sportivo, come il recupero da un infortunio, il superamento di problematiche specifiche, il perseguimento di obiettivi di salute che comportano una dieta o un allenamento preciso. Questo sul fronte individuale, mentre con la squadra si lavora in modo più articolato per fare emergere quella forza delicata e particolare che potremmo definire fattore di squadra, in grado di fare la differenza.

Quanto dura un percorso con lo psicologo dello sport?

Il fine è quello di potenziare e rendere autonoma la persona nel più breve tempo possibile. Normalmente una decina di incontri sono più che sufficienti, a volte anche meno. Poi può essere utile qualche momento di verifica/rinforzo nel lungo termine. Sulla squadra invece non è possibile una definizione a priori.

Quali atleti possono avere più bisogno?

Ogni sport ha le sue caratteristiche e difficoltà. Gli sport individuali possono essere più difficili da affrontare perché la responsabilità è spesso tutta sul singolo atleta, mentre negli sport di squadra la difficoltà maggiore può essere gestire più variabili, molte delle quali non dipendono strettamente dal soggetto. Oltre al calcio e al basket, personalmente ho lavorato molto con fondisti, lottatori, arrampicatori, sciatori, tennisti e altri ancora. La cosa bella di questo lavoro è che ogni disciplina e ogni atleta ha le sue caratteristiche e ciò lo rende una composizione creativa a quattro o più mani, ma, ripeto, non ci si può improvvisare. Recentemente ho creato una rubrica di interviste sulla componente mentale nello sport, visibile sul sito www.gionatanmandice.com, per divulgare la psicologia dello sport attraverso video-interviste con personaggi di spicco di varie discipline.

Dove è possibile trovarti?

A Susa collaboro con Fisiocare, in piazza Savoia 11, poi ricevo a Torino e anche a Castiglione Torinese.

 

FISIOCARE
Piazza Savoia, 11 – Susa
Via XX Settembre, 42 – Giaveno
Tel. 340-6071847
Facebook: Fisiocare
Web: www.fisioterapiagiaveno.it

(Informazione pubblicitaria a cura della New Press)

FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn
Condividi
© Riproduzione riservata

Che cosa ne pensi? Scrivici la tua opinione

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.