UN VALSUSINO PARTECIPA AL GRANDE RALLY DI DAKAR

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Anche la Valsusa sarà presente al rally più affascinante del mondo, la Dakar 2016, dal 2 al 16 gennaio prossimi, grazie al valsusino Alessandro Barbero, classe ’74: nato e vissuto a Torino, dal 1999 al 2007 è stato titolare di un negozio a Sestriere e dal 2007 si occupa di turismo, gestendo un residence in Sardegna, a Cala Paradiso.
Alessandro sin da piccolo si contraddistingue per le sue capacità sportive, iniziando a sciare per lo Sci Club Sestriere e continuando con lo snowboard fino all’apertura di un’attività a Sestriere.
Ma è il motocross che lo affascina. Alessandro compra così la sua prima moto, una Honda CR500 di terza mano da un amico. E da quel momento comincia la sua passione per i rally.
Partito un paio di giorni fa per partecipare alla Dakar 2016, come pilota di moto privato, il valsusino è stato intervistato su Radio Dora. Ecco l’intervista!

– Quando hai cominciato a gareggiare?

Nel 2005 ho partecipato come collaboratore per l’organizzazione della Pharaon Rally in Egitto e nel 2007 ci sono tornato come atleta. Ho venduto il mio bicilindrico 950, soluzione pericolosa e azzardata per la mia testa e per come mi piace guidare, acquistando una 450 ed iscrivendomi così alla mia prima gara.

– Continui nel 2008 con la Baja 500 Off-Road in Messico, in Marocco nel 2009 partecipi alla Tuareg Rally e nel 2010 alla Merzouga Rally, fino ad arrivare all’Africa Eco Race 2014, ottenendo ottimi risultati, 5° assoluto e 2° nella categoria 450. Tutte gare massacranti, ma possiamo considerare l’Africa Eco Race un po’ come la sostituta della vecchia Parigi Dakar e quindi con un fascino aggiunto rispetto alle altre. Condividi?

Intanto la differenza sostanziale è che l’Africa Eco Race, come la Dakar, sono gare in linea, quindi non ritorni mai nello stesso bivacco e questo comporta maggiore stress, sia quando arrivi che quando al mattino alle 4 ti devi svegliare ed ogni volta preparare tutto. Inoltre se le gare in linea le fai da solo, come ho fatto io, moto e bagaglio, senza meccanico, il problema principale è quello di risparmiare il fisico e la moto, se cadi o qualcosa si rompe è tutto tempo perso per riposare. Negli anni ho capito che il segreto è proprio questo, riposare il maggior tempo possibile.

– Tu sei un tipo tosto, che non molla mai e con l’Africa Eco Race l’hai dimostrato. Ti sei presentato solo e ti sei addirittura trovato a compiere un’intera tappa senza freno anteriore!

Il quarto giorno siamo partiti verso est con il sole che stava sorgendo. E’ stato un attimo, avevo gli occhi abbagliati dalla luce e dalla polvere, ma il percorso era in ombra, insomma la moto ha colpito due pietre di seguito, sono caduto e dopo 30 secondi mi sono rialzato. Non mi sono fatto nulla, ma tirando su la moto mi sono subito accorto che il freno non funzionava, avevo spaccato il tubo dell’olio che porta la frenata sulla pinza e la leva del cambio. Dopo qualche secondo di smarrimento mi sono ingegnato, ho messo la moto in quarta con una pinza, ho legato il cavo del freno e mi sono fatto questi 450 km arrivando alla fine.

– Ma arriviamo al grande progetto di quest’anno. Sei uno dodici italiani che parteciperà alla Dakar 2016 e tra l’atro si prospetta una Dakar davvero tostissima, 4.701 km di prove speciali e 9.332 totali.

Una delle particolarità è che spesso si parte di notte, questo impedisce che le prove siano cronometrate in quanto gli elicotteri, che gestiscono la sicurezza dei piloti, non sono autorizzati al volo. Si aspetta quindi il sole, si raggiunge un punto stabilito dall’organizzazione dove c’è il cronometrista con un gps, che a quel punto fa partire la prova speciale. Il resto è un bel viaggio nelle terre del Sud America, tenendo conto che dovrò affrontare quasi 1.000 Km al giorno, che è un po’ come se ogni mattina dovessi fare Torino Parigi!

– Parliamo quindi del percorso. Gli organizzatori hanno presentato il nuovo layout della corsa che, per ragioni di sicurezza, non passerà più per il territorio cileno, viste le ultime tragiche inondazioni nel paese, particolarmente allarmanti per una gara lunga e complessa come la Dakar. Infatti il nuovo tracciato vede in compenso la presenza del Perù, che si affianca alla Bolivia e all’Argentina.

Hanno anche eliminato il Perù. La gara si percorrerà in Argentina e Bolivia, sempre per ragioni di sicurezza. Pochi giorni fa c’è stato anche una grande inondazione a Buenos Aires, quindi il percorso potrebbe ancora cambiare.

– Il neo-direttore Mar Coma ha sottolineato il fatto che quest’anno ci saranno ben due tappe marathon. Nella prima non sarà consentito ai piloti di lavorare sulle moto, mentre nella seconda si tornerà alla versione “classica”.

Per la prima tappa marathon bisogna trovare degli escamotage, ti puoi magari fermare per mettere a posto la moto prima di entrare nel bivacco, dove i mezzi vengono parcheggiati e non possono essere più toccati. La mia strategia sarà quella di preservare il mezzo durante la giornata antecedente, in modo da arrivare il giorno della tappa marathon con il minor numero di danni possibili. Questa situazione può giocare a favore di quei piloti che non solo sanno guidare la moto, ma sanno anche ripararla. La seconda tappa invece concede ai piloti di lavorare con tutti gli attrezzi a disposizione. La particolarità è che i piloti di uno stesso team possono scambiarsi i pezzi. Purtroppo questo non è il mio caso, infatti andrò da solo, accompagnato esclusivamente dal mio amico Enrico, che si occuperà di comunicare con l’Italia e se necessario di darmi una mano con il mezzo.

– La Bolivia giocherà un ruolo determinante nello sviluppo della gara. Si passerà dai 4 ai 45 gradi, passando per dune, montagne e guadi. Ci saranno 4 tappe di fila tutte oltre i 4.000 metri di quota e i piloti dovranno restare a quelle altitudini per quattro giorni e quattro notti. Come ti sei preparato fisicamente?

La preparazione è stata piuttosto classica: tanta bici, moto e palestra. Per quanto invece riguarda l’altitudine mi sono allenato con la bici sui rulli, utilizzando le bombole d’ossigeno dei sub, simulando la rarefazione dell’aria a 4.000 metri.

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