VALSUSA, ENCEFALITE DA ZECCHE: PER ORA NESSUN CASO, MA C’È IL RISCHIO E BISOGNA CONTINUARE IL MONITORAGGIO

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COMUNICATO DEL PARCO ALPI COZIE

VALSUSA – Ad un anno dalla discussione della tesi del Dottorato di Ricerca, il 15 novembre scorso, è stato pubblicato un nuovo articolo scientifico del Dottor Aitor Garcia-Vozmediano che da anni collabora con i Parchi Alpi Cozie, insieme alla professoressa Laura Tomassone ​e al professor Luca Rossi del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università degli Studi di Torino, all’indagine sull’espansione geografica di zecche Ixodidae e ricerca biomolecolare di agenti di zoonosi trasmessi da zecche nel Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand.
Dopo gli studi sulla dinamica della popolazione di zecche nelle Alpi Occidentali che aveva confermato l’aumento quantitativo di zecche Ixodes ricinus e Dermacentor marginatus e degli agenti patogeni da esse trasmessi, le nuove ricerche sono state dedicate ad un innovativo metodo di sorveglianza della diffusione di nuove patologie: Use of Wild Ungulates as Sentinels of TBEV Circulation in a Naïve Area of the Northwestern Alps, Italy.
Secondo recenti studi, infatti, gli animali selvatici e domestici possono essere utilmente impiegati come “sentinelle” per la sorveglianza di malattie pericolose per salute pubblica.
In regione Piemonte, l’encefalite trasmessa da zecche (TBE) è considerata assente. Tuttavia, l’aumento osservato nella densità e distribuzione delle zecche negli ultimi anni, in particolare di Ixodes ricinus – vettore del virus della TBE, e la diffusione del virus in aree alpine di paesi confinanti, ad esempio la Svizzera, evidenzia il rischio di introduzione dell’agente patogeno nel territorio piemontese.
Nel caso del virus dell’encefalite trasmessa da zecche, il rilevamento di anticorpi negli animali selvatici ospiti può essere più efficace dello screening su campioni di zecche. Durante la stagione di caccia (ottobre-dicembre) dal 2017 al 2019 in Val di Susa, sono stati raccolti campioni di siero da ungulati selvatici (cervi, caprioli e camosci) cacciati in 13 diversi comuni, ad altitudini comprese tra 750 e 2800 m s.l.m., e sono stati sottoposti a screening per la ricerca di anticorpi TBEV.
L’indagine sierologica ha dato esito negativo: ad oggi la TBEV non risulta presente nel Piemonte occidentale. È importante che il monitoraggio prosegua poiché la TBEV e il suo vettore si stanno diffondendo in Europa. L’ampia distribuzione degli ungulati selvatici e il loro ruolo di ospiti li rende utili indicatori delle minacce per la salute poste dalle zecche Ixodidae.

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