VALSUSA, IL RICORDO DI AMELIO “GABET” SELVO: L’ULTIMO PARTIGIANO DI CAPRIE

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di ANDREA MUSACCHIO

CAPRIE – Ieri, martedì 3 agosto, si sono tenuti i funerali di Amelio “Gabet” Selvo, l’ultimo partigiano di Caprie. Alla cerimonia funebre, concelebrata dal parroco don Franco e da don Giorgio Nervo, originario di Caprie, per salutare l’anziano concittadino erano presenti il sindaco Gian Andrea Torasso, che ha tenuto un commosso ricordo dell’amico Amelio, oltre alla delegazione della locale sezione Anpi, della Banda musicale e della Società di Mutuo soccorso, con le bandiere e i rispettivi labari.

Barbara Debernardi, la pronipote che ha letto alla fine della cerimonia la preghiera “per chi lotta e ha lottato per la libertà”, così ci sintetizza i tratti salienti della storia del partigiano Gabet. “Pochi anni fa, in uno degli ultimi suoi incontri con gli studenti delle superiori, Amelio Selvo aveva raccontato la sua scelta fatta tanti anni prima, quando era un ragazzo coetaneo di quel pubblico attento e partecipe, nell’ascoltare pagine di storia direttamente da chi quella storia l’aveva vissuta – ricorda – Una scelta “necessaria”, per quanto difficile, perché è sempre difficile conciliare l’idea della guerra con quella della fede, che Amelio ha vissuto per tutta la sua vita in modo profondo. Eppure lui, cattolico convinto, “aveva scelto” ed era entrato a far parte della 113° Brigata Garibaldi “Rocci Giovanni”, al comando di Guglielmo Cuppini e di Alessio Maffiodo, con il nome di battaglia “Gabet”, a causa della sua passione per il calcio e in particolare per Guglielmo Gabetto, un calciatore del Grande Torino”.

Il ricordo prosegue: “Classe 1925, originario di Caprie, grazie al suo ruolo di operaio presso le Officine Moncenisio e avendo quindi documenti di identità capaci di garantirgli copertura e possibilità di movimento, fece la spola tra la 113° e il fondovalle, occupandosi di azioni di sabotaggio e dei contatti con gli alleati tramite Radio Londra, ma soprattutto del recupero di armi, munizioni, cibo, coperte e vestiario per i compagni che stavano in montagna. Fermato e trattenuto più volte dai tedeschi, imprigionato per giorni a Condove nell’inverno del ’44, venne poi scambiato l’8 dicembre, insieme a Guido Pettigiani e ad Adriana Colla, con 10 soldati tedeschi prigionieri dei partigiani. Luogo dello scambio fu il ponte sulla Dora di Sant’Ambrogio, garante dello scambio il parroco don Rossero. Fu lui che il 24 aprile del ’45 portò alla sua Brigata il comando di scendere dalle postazioni di montagna per prepararsi alla liberazione di Torino, salvandola al tempo stesso dall’ultimo rastrellamento compiuto in zona dai tedeschi. Nuovamente fatto prigioniero, ma poi lasciato scappare insieme a un compagno, già sulla strada della ritirata “da un tedesco che aveva un po’ di cuore e che forse non voleva un paio di morti in più sulla coscienza…”, arrivò con un po’ di ritardo “all’appuntamento con la Liberazione”. E nel ricordare agli studenti quei giorni lontani gli occhi miti di Amelio ancora brillavano di emozione. Fai buon viaggio “Gabet”! Ora e sempre, Resistenza!”

 

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