VILLAR FOCCHIARDO, IN BORGATA INFERNO SPUNTA IL CARTELLO: “PREFERISCO IL PARADISO”

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di MARIO RAIMONDO

VILLAR FOCCHIARDO – Entrate nel gergo ufficiale di Villar Focchiardo da un tempo immemorabile, le antiche case di Borgata Inferno, il cui nucleo risale al Seicento, suscitano curiosità tra coloro che transitano sulla strada adiacente.

L’inusuale nome, è nato probabilmente per il fatto che, un tempo, il luogo era abitato da litigiosi abitanti che sbraitavano sempre e discutevano per ragioni di proprietà, di diritti di passaggio o per altri futili motivi. Accadde in un tempo remoto – così mi raccontarono – che un bel giorno qualcuno passando da quelle parti, sentendo delle urla e vedendo quel subbuglio, si sbilanciò dicendo: “Senta mac che infern!”. Bastò quella frase e per tutti quel luogo diventò in via ufficiale l’Inferno o, per meglio dire, Borgata Inferno, un posto da cui era meglio stare alla larga. Il termine entrò anche nel linguaggio comune del Villar di un tempo; infatti dire a qualcuno: “Ma va all’Inferno”, lasciava nell’ambiguità, perché non era chiaro se l’inferno fosse il posto, la borgata, o lo stato, l’inferno dell’eterna dannazione in compagnia di quel simpaticone un po’ cornuto di Belzebù.

Qualcuno, nei giorni scorsi, forse colpito dall’originalità assai paurosa del nome, ha ben pensato di appendere un cartello ammonitore ed informativo che non lascia spazi a dubbi: “Preferisco il Paradiso”. Tutti d’accordo naturalmente, senza ombra di dubbio, anche se l’idea di un’eternità da passare insieme a pii chierici potrebbe essere un po’ noiosa. Infatti, come scrisse Mark Twain: “Scelgo il Paradiso per il clima e l’Inferno per la compagnia”.

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