ALMESE: SEI MESI DOPO LA FRANA, LE FAMIGLIE SONO ANCORA FUORI CASA / IL PROPRIETARIO: “SONO DELUSO E AMAREGGIATO”

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di ELENA IDONE

 

ALMESE – Sono passati sei mesi dalla frana che, durante l’alluvione del 25 novembre 2016, ha colpito l’abitazione di Diego Giacosa in via Sonetto 1. Per fortuna non ci sono state vittime. La famiglia Giacosa, nonostante la tristezza e la paura di vedersi una casa distrutta, si è rimboccata le maniche e assieme a tanti volontari provenienti da tutto il paese e non solo, ha cominciato a spalare fango, spostare le macerie e recuperare quanto ancora c’era di buono.

Ma ci sono ancora dei problemi concreti da risolvere: ad oggi la parrocchia, che ha affidato la pratica ad un architetto per la messa in sicurezza di un terreno di sua proprietà confinante alla casa, ha solo apposto dei teli sul suolo franato.
“Finché non mettono in sicurezza il terreno – spiega Giacosa – non posso chiedere l’agibilità di casa mia, pertanto non posso rientrare negli appartamenti, creandoci un ulteriore danno economico. Ci sono quattro famiglie ancora fuori casa”.

La vicenda è complessa. Tutto inizia da un’ordinanza del Comune del 7 dicembre 2016. “Con quell’atto noi e la parrocchia, proprietaria di una parte dei terreni della collina franata, venivamo invitati alla messa in sicurezza dell’area, ognuno per le proprie spettanze – afferma Giacosa – io mi sono subito attivato: il 13 gennaio ho firmato il primo contratto per la messa in sicurezza del fronte franoso, anche perché mi rendevo conto da solo che un altro evento atmosferico avrebbe potuto soltanto peggiorare la situazione e distruggere anche quel poco che stavo facendo. Pertanto ho fatto innalzare un muro di contenimento palificato e sovradimensionato, perché non avevo ancora risposte dai vicini”.

A fine gennaio il Comune di Almese invita le rispettive parti ad un aggiornamento dello stato avanzamento lavori. Dopo un primo incontro presso uno studio di Torino, il 1° marzo si tiene un’altra riunione in Comune, richiesta dalla parrocchia, alla presenza di Giacosa e della sindaca Ombretta Bertolo. “Da quell’incontro verbalizzato dal sindaco – spiega Giacosa – si definiscono alcune attività da svolgere per la messa in sicurezza del terreno di proprietà della parrocchia”.

Il 31 marzo si tiene un’altra riunione: la parrocchia annuncia che incaricherà un professionista per realizzare il progetto di messa in sicurezza, con scadenza entro il 30 aprile.

Dopo vari ritardi, la vicenda si sblocca a metà del mese scorso: “Il 15 maggio, dopo varie mie insistenze, la parrocchia ha comunicato che intende mettere in sicurezza il terreno con una copertura di teli” dice il proprietario. Cosa che avviene pochi giorni dopo, con l’installazione della copertura. Ma Giacosa insiste: “Potrebbe non essere sufficiente per raggiungere l’obiettivo dell’agibilità. A stabilirlo saranno i professionisti incaricati, insieme ai tecnici del Comune”.

Interpellata al telefono, la sindaca Bertolo non vuole rilasciare dichiarazioni sulla vicenda: “Gli atti sono pubblici e consultabili, della cosa se ne stanno occupando vari tecnici incaricati da entrambe le parti”.

“Non voglio fare la guerra a nessuno – conclude Giacosa – sono soltanto perplesso, amareggiato e deluso. Le regole vanno rispettate. È assurdo che dopo 6 mesi dall’ordinanza del Comune, di fatto, sia ancora tutto come prima”.

Al di là della questione frana, il cittadino pone alcune riflessioni sul tema della sicurezza di quell’area: “Mi chiedo come possa essere transitabile, seppur solo a piedi. Nella zona adiacente a quel terreno c’è un muro molto alto e ci vanno a giocare dei ragazzini”.

Infine, ricordando i giorni difficili di fine novembre, Giacosa approfitta dell’occasione per ringraziare tutti quelli che l’hanno aiutato. “Mi guardo intorno, rivedo le foto di sei mesi fa e mi rendo conto che tanti ci sono stati vicino. Vedevo gente passare, arrivare, andar via, non sapevo neanche chi fossero, mi hanno aiutato tutti materialmente, fisicamente e moralmente. Parenti e amici che si sono prodigati nel tempo per dare anche un supporto morale e materiale, i vicini di casa che hanno permesso, di accedere ai terreni franati ed alla propria casa, per cercare di alleviare il disagio di essere senza dimora; un ringraziamento è doveroso farlo anche ai professionisti che hanno aiutato e sono tuttora al nostro fianco, nelle varie pratiche burocratico-lavorative (ingegnere, geometra, geologo, avvocato) e all’impresa che, con tutte le sue maestranze, ci ha seguito con attenzione sin dai primi istanti successivi all’evento”.

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