CAPRIE, FALLITA LA BERTONE: 100 LAVORATORI LASCIATI A CASA. CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

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Adesso è ufficiale: la Stile Bertone di Caprie è fallita, oltre 100 dipendenti – tra operai, designer e progettisti – sono rimasti senza lavoro e confidano nel l’arrivo di un “salvatore”. Il Tribunale di Torino ha emesso ieri la sentenza, dopo che giovedì aveva respinto l’ipotesi di salvataggio giudicata inconsistente, nominando curatore fallimentare il commercialista Filiberto Ferrari Loranzi.
L’ad Marco Filippa aveva detto che il fallimento era dovuto ai mancati pagamenti delle commesse da parte di alcune aziende. Ipotesi respinta dalla Fiom Cgil: “È un po’ riduttivo sostenere che un’azienda fallisca per ritardati pagamenti da parte di alcuni clienti – spiega la sindacalista Marinella Baltera – forse sarebbe utile domandarsi se le aziende sono state ben gestite, visto che il lavoro c’era e non si trattava di lavoro con poca redditività. Mi risulta che solo per la Stile Bertone ci siano circa 26 milioni di euro di debiti e 9 di crediti, per un saldo negativo di 15 milioni di euro, che per un’azienda che produce stile, pur con tutte le difficoltà del periodo, non sono noccioline”.

In un’intervista pubblicata sulle pagine torinesi di Repubblica, Lilli Bertone aveva detto che avrebbe tentato, in caso di fallimento, di ricomprare l’azienda. Anche questa affermazione viene vista come una boutade dal sindacato: “Si dice che si vuole riprendere l’azienda, ma i lavoratori aspettano da mesi – aggiunge la Baltera – il pre-concordato è stato presentato a metà dicembre 2013, e da tempo si attendeva la vendita o l’arrivo del più volte promesso finanziatore che salvasse l’azienda e i posti di lavoro”.

Nel corso dei mesi, a Caprie la situazione era diventata sempre più pesante:
la mancanza dello stipendio da mesi, la mancanza di un rappresentate dell’azienda con cui parlare, la mancata consegna dei Cud ai lavoratori per fare le dichiarazioni dei redditi, la mancata rendicontazione delle ore di cassa integrazione ai lavoratori apprendisti. Il mancato accesso alla mobilità per i lavoratori.

Il sindacato confida che ci siano imprenditori interessati a salvare lo storico marchio di design, sinonimo di eccellenza nel campo dei motori, preservando così almeno una parte dei posti di lavoro: “Speriamo davvero che ci siano nuovi acquirenti intenzionati a salvaguardare le professionalità dello stabilimento di Caprie”, afferma Marinella Baltera della Fiom. Ma alla fine di questa storia, bisogna fare un’amara considerazione: “Purtroppo, forse, queste aziende hanno avuto un problema di gestione e i lavoratori, come sempre, ne pagano le conseguenze”.

Il sindacato confida che ci siano imprenditori interessati a salvare lo storico marchio di design, sinonimo di eccellenza nel campo dei motori, preservando così almeno una parte dei posti di lavoro: “Speriamo davvero che ci siano nuovi acquirenti intenzionati a salvaguardare le professionalità dello stabilimento di Caprie”, afferma Marinella Baltera della Fiom.

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