CASTELLO DI BRUZOLO, IL FAI DISPONIBILE AD OCCUPARSENE, MA RIFIUTA LA PROPRIETÀ DELL’IMMOBILE. PER RESTAURARLO CI VOGLIONO 5 MILIONI. ECCO LA POSIZIONE UFFICIALE DELLA FONDAZIONE PER L’AMBIENTE ITALIANO

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RICEVIAMO DAL FAI – Il Comitato Esecutivo del FAI, cosciente dell’importanza storica del castello per la Val di Susa e avendo ben presenti la precisa volontà della popolazione locale, messa in evidenza da un’importante e recente raccolta di firme, le numerose e significative pressioni da parte di eminenti personalità del mondo della cultura piemontese e italiana e infine la doverosa attenzione nei confronti del desiderio di Raffaella Marconcini che il castello potesse divenire un museo aperto al pubblico,

ha deliberato

la piena e immediata disponibilità della Fondazione – nel caso che la proprietà dovesse passare allo Stato – ad addivenire a un accordo di concessione al FAI per il restauro, la valorizzazione e la gestione secondo progetti dal FAI redatti, condivisi con gli organi di tutela dello Stato e con gli enti locali territoriali, e soprattutto in presenza di garanzie sicure di finanziamento.

La Fondazione ha in mente un progetto di sussidiarietà in cui pubblico e privato assieme e con responsabilità condivise sia in grado di garantire le volontà della defunta Raffaella Marconcini e di fornire alla Val di Susa una proposta culturale nuova, all’altezza della sua storia.

Il Comitato Esecutivo del FAI nella riunione straordinaria di lunedì 19 gennaio, convocata appositamente per valutare l’opportunità di accettare o meno il legato testamentario di Raffaella Marconcini avente per oggetto il Castello di Bruzolo e quanto in esso contenuto

preso atto

– che l’interpretazione del testamento da parte del giudice del Tribunale di Torino che configura il FAI come legatario e non come erede e la conseguente apposizione dei sigilli all’immobile non hanno consentito al FAI i tempi necessari per una corretta valutazione dello stato di fatto del castello che, seppur veloce, potesse consentire un progetto di restauro, un progetto di valorizzazione e di gestione e un progetto di raccolta fondi;

– che le strutture, gli impianti e gli interni del castello versano in condizioni di avanzatissimo degrado e che nel corso dell’unico sopralluogo concesso gentilmente dalla curatrice dell’eredità giacente si è ritenuta verosimile la necessità di una cifra intorno ai 5 milioni di euro per il suo completo risanamento e per l’apertura al pubblico espressamente richiesta al FAI dalla testatrice;

– che il castello – pur molto importante dal punto di vista storico, per la firma al suo interno del Trattato di Bruzolo nel 1610 – non riveste particolare interesse né dal punto di vista architettonico né da quello dei pur numerosissimi arredi, databili tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo (fa eccezione un bel dipinto del XVI secolo);

– che gli immediati dintorni del castello sono stati in larghissima parte definitivamente compromessi da una urbanizzazione ad alto impatto paesaggistico e che i pochi vigneti e coltivi ancora esistenti non fanno parte della proprietà Marconcini;

– che i tempi così ridotti determinati dalla interpretazione del testamento non hanno consentito di valutare la reale disponibilità di fondi pubblici per affrontare almeno la metà dei lavori necessari, indispensabili per l’apertura al pubblico del Bene, nonostante la buona volontà e l’impegno personalmente dimostrati dal Presidente della Regione Piemonte Chiamparino e dall’Assessore alla Cultura Parigi e nonostante la disponibilità offerta da due fondazioni private a valutare la possibilità di mettere a disposizione una cifra corrispondente a circa un decimo del necessario;

– che al contempo, senza un importante progetto di valorizzazione capace di contemplare la destinazione di almeno un piano dell’immobile a narrare – con tecnologie multimediali avvincenti – la storia dell’intera Val di Susa, onde fare di Bruzolo una sorta di “portale” a tutto il territorio, l’interesse per il pubblico non sarebbe stato sufficiente a richiamare un numero di visitatori in grado di assicurare una onorevole quota di autosostentamento economico, requisito, questo, fondamentale per il FAI;

– che il legato al FAI non contempla altri cespiti almeno sufficienti per un immediato intervento contro crolli e furti:

– e infine che il FAI aveva già declinato nel 2006 e nel 2007 la proposta di donazione da parte di Raffaella Marconcini, illustrandoLe ampiamente le ragioni che impedivano di accettare la pur generosa e lungimirante proposta

ha deliberato nelle forme di legge di rinunziare al legato, a causa dell’attuale assenza delle indispensabili garanzie per la sostenibilità economica del progetto.

Il direttivo nazionale del Fondo per l’Ambiente Italiano

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