CHIUSA SAN MICHELE, “L’OSTELLO PORTERÀ TURISMO”

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di ANDREA MUSACCHIO

CHIUSA DI SAN MICHELE – Si è tenuta lunedì 30 settembre la presentazione pubblica del progetto “L’ostello del Pellegrino”: il nuovo centro polifunzionale con posti letto e bar, che nascerà dalla ristrutturazione di un immobile acquisito dal Comune di Chiusa San Michele nel 2008. La ristrutturazione dell’edificio costerà 710.000 euro: 600mila saranno coperti da un finanziamento della Regione Piemonte, mentre i restanti 110mila, grazie ad una variante di bilancio, saranno stanziati dal Comune. Il progetto è stato completato e presentato dall’ingegnere Marco Gennari e dall’architetto Renata Morra.

Notevole la soddisfazione del sindaco Fabrizio Borgesa: “Noi avevamo in mente un punto tappa della via Francigena, dove le persone possono mangiare e riposare, ma non solo. All’interno del progetto volevamo collocare anche la biblioteca, perché ci piaceva dare un’offerta culturale. Ringrazio l’ingegnere Marco Gennari e l’architetto Giulia Morra, perché c’è modo e modo per fare i lavori. Loro ci hanno creduto e ci hanno messo il cuore. Questo progetto per noi è davvero importante. Bisogna cercare delle vie di sviluppo per Chiusa San Michele. Tutto quello che ruota intorno al turismo può far crescere il nostro territorio. Sono convinto che la Sacra di San Michele diventerà patrimonio dell’Unesco. Dobbiamo essere pronti, i turisti stanno arrivando e sono già arrivati. Questo ostello può diventare occasione di sviluppo del nostro paese e porterà lavoro. Nel momento che questo progetto sarà completato servirà un gestore, quindi sarà un’opportunità, grande oppure piccola, di lavoro. Anche le attività commerciali che ci sono in paese avranno delle occasioni. Questo per rispondere a qualche commento che ho letto sui social”.

La parola è passata poi all’ingegner Marco Gennari, commissario dell’ufficio progettazione della Città Metropolitana di Torino: “L’edificio è stato costruito nel 1902. Abbiamo scoperto la data di costruzione grazie ad un tema scolastico, scritto nel 1926. Essendo di proprietà pubblica e più vecchio di 70 anni, l’edificio è tutelato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio ed è necessaria una speciale autorizzazione in sede di progettazione definitiva. Il recupero dell’edificio prevede un intervento di restauro e risanamento che rispetta la normativa regionale sugli ostelli. Inoltre, l’area sulla quale sorge sarà verde e abbastanza ampia. Questa è la prima di tre fasi, ossia il progetto di fattibilità. Si cerca di capire cosa si può fare e quanti soldi occorrono per fare l’opera. L’amministrazione ha lasciato un’apertura nel caso i soldi saranno superiori al budget regionale“.

Il progetto, è stato curato dall’architetto Renata Morra: “Sarà una sfida renderlo pronto per nuove funzioni. C’è un problema di barriere architettoniche e non ci sono impianti. L’essere tutelato dalla sovraintendenza crea sia dei vincoli che delle opportunità. In un caso come questo si parla di cultura, ma soprattutto di tradizione. Il primo problema è stato dove collocare l’ascensore. Si è optato per la realizzazione di un ascensore esterno, mediante un piccolo ampliamento, un prolungamento dell’edificio. Al momento sono previste sei stanze da due posti letto ciascuna, tutte provviste di un bagno. Per il bar, invece, l’ipotesi di progetto prevede una sala semplice ed essenziale dove si troverà anche la reception dell’ostello. Ci sarà un dehors esterno e una sala comune dove gli ospiti dell’ostello potranno mangiare e soggiornare. Inoltre, vogliamo sfruttare il più possibile gli spazi trasparenti. L’idea è quella di creare uno spazio informativo, spiegando cos’è la via Francigena e perché “L’ostello del Pellegrino” si trova lì. Una sorta di museo a cielo aperto“.

L’ingegnere Gennari ha parlato dei tempi di realizzazione dell’opera: “Abbiamo cercato di mettere insieme le nostre esigenze e quelle del Comune. Per la fine dell’anno avremo il progetto definitivo e poi passeremo alla parte esecutiva, che porterà via qualche mese. Sappiamo che il Comune sarà molto celere. Noi progettisti forniamo il progetto, però l’ufficio tecnico dovrà seguire l’iter d’appalto. Bisogna poi bandire una gara d’appalto, dove possono partecipare più imprese. Bisogna considerare i tempi di gara e poi le assegnazioni. Abbiamo previsto all’incirca un anno di tempo”.

C’è stata un’ottima risposta da parte della cittadinanza. Il salone Polivalente di Chiusa San Michele era colmo di cittadini attenti e curiosi. Molti hanno voluto fare delle domande, come nel caso dell’installazione di pannelli fotovoltaici che “per via della legge sugli edifici privilegiati, non si possono mettere“, oppure dare solamente consigli.

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1 COMMENTO

  1. Per dovere di conoscenza, rispetto delle fonti storiche e dei cittadini vorrei sottolineare che la “Via Francigena”, ammesso che sia mai esistita e/o che ne sia esistita una sola, non ha mai, ripeto mai, interessato la Valle di Susa e i suoi valichi.
    Che in tempi recenti vi sia stata da parte di enti locali, aziende turistiche, pro loco ed imprenditori interessati la corsa ad accreditarla e appropriarsene è un fatto acquisito ma non è necessariamente saggio accodarsi a questo non propriamente colto modo di agire.
    Se qualcuno avesse dei dubbi su quanto sopra potrà verificare che una Via Francigena tra Siena e Roma pare oramai storicamente accertata, che sull’Appennino toscano la sua presenza sia probabile e che più a nord si sconfini nel campo della fantasia.

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