CONDOVE, DOMENICA TORNANO LE BARBUIRE CON IL CARNEVALE DI LAJETTO E IL CONCORSO FOTOGRAFICO

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di MICHELE BONAVERO (foto di GIORGIA ALLAIS)

CONDOVE – Con l’approssimarsi del mercoledì delle Ceneri ecco che il carnevale vive i suoi momenti più intensi che culminano con la settimana grassa. Puntuale, come ormai avviene da otto anni, ecco ripresentarsi la riedizione dell’antico carnevale alpino di Lajetto, la piccola borgata un po’ nascosta sulla montagna di Condove.

Per un pomeriggio riemergono dai recessi del tempo andato le figure che portano con sé la memoria non solo dei tempi che furono, ma anche la rivitalizzazione di riti arcaici e il ritorno a quel mondo “selvatico” e al tempo stesso fatto di cose semplici che hanno vissuto i nostri antenati.

Sono le Barbuire, termine antico, presente in diverse valli piemontesi, che definisce genericamente personaggi mascherati e barbuti. Un corteo sgraziato e sregolato emerge dalle memorie sopite, per trascinare i presenti con il suo andazzo dissacratorio e anche trasgressore delle regole e delle convenzioni che imprigionano tutto l’anno il vivere “civile”. Un miscuglio di bruttezza e di spaventosità, ricercata negli anfratti delle paure ancestrali, concretizzate nelle coppie dij Vej (i Vecchi), con i due tocchi candidi di eleganza e di primavera rappresentati dagli Arlechin (gli Arlecchini), con la signorile presenza del Monsù (il signore) e della Tòta (la signorina), umanità imprestata da un mondo assai lontano dalla realtà di un villaggio montano impregnato di cultura rustica e agreste, e con le figure persino estemporanee del Soldà (il soldato) e del Dotor (il medico), quali gestori di scienza e di regole superiori da rispettare. Su tutta quest’allegra masnada emerge l’imponente figura del Pajasso (il pagliaccio), enfatizzata dall’imbottitura del suo peloso costume. Lui è il capo indiscusso del carnevale, l’unico che con il suo urlo gutturale riesce a dominare il branco d’indisciplinati personaggi che molestano i presenti e si accapigliano in futili e ridicoli battibecchi che, sovente, culminano con delle morti presunte.

Incidenti di percorso decisamente voluti per fornire al Dotor e al Soldà di svolgere il loro compito sanitario e forse anche un pochino umanitario. Il Pajasso è anche il sommo sacerdote che riuscirà a compiere il rito del sacrificio, di cui sarà vittima inconsapevole quel gallo (rigorosamente finto per non urtare la suscettibilità di alcuno) che ha portato con sé nel percorso attraverso i vicoli di Lajetto, tenendolo ben legato al suo nodoso bastone, altro simbolo di comando. Ripetizione dunque di un rito ancestrale che discende dall’oscurità del tempo passato, ribadendo il legame profondo che ha sempre caratterizzato le genti di montagna con il loro territorio e con la madre terra, unica risorsa di vita e sostentamento.

L’effimero spargimento del sangue del pennuto torna a fertilizzare la terra, invocando protezioni sublimi per una buona e proficua stagione di raccolti, e la morte dell’animale simbolico assume valenze multiformi che aspirano ad acclamare una morte dell’inverno e a invitare la primavera a farsi presto sentire.

Ecco che la festa si avvierà verso l’epilogo con danze fra gli astanti e i personaggi ormai quasi esausti, mentre la banda, in questo caso Ij Sonador ëd Mòce, continuerà ad accompagnare le gesta di tutti, come ha fatto sin dall’inizio. Il carnevale si preparerà al suo periodo di letargo quaresimale e le Barbuire aspetteranno il prossimo anno per uscire nuovamente dal silenzio della normalità. Tuttavia i significati profondi rimarranno nella mente di chi saprà avvicinarsi alla storia delle genti di montagna e alle loro tradizioni, magari irriverenti e trasgressive, ma sempre piene di messaggi e di legami che riportano alla Madre Terra.

L’associazione “Le Barbuire” di Condove, che cura questa realizzazione, ha lavorato anche quest’anno affinché la manifestazione possa rappresentare veramente un ritorno in vita delle antiche tradizioni con i suoi riti e le sue peculiarità. Sicuramente ci saranno delle novità che non si possono svelare in anticipo, ma dietro alle maschere, brutte o belle, rimane immutato il desiderio di farsi interpreti delle motivazioni di chi ahimè non può più partecipare.

Al carnevale di Lajetto si abbina anche, per il secondo anno, un concorso fotografico dal titolo: “Scatta la maschera: personaggi e simboli del carnevale di Lajetto”, per premiare la sempre numerosa partecipazione di fotografi e il cui bando si potrà richiedere all’indirizzo email concorsobarbuire@gmail.com.

Nel vecchio forno di Lajetto sarà allestita una mostra con le fotografie più belle fra quelle partecipanti all’edizione 2017 del concorso fotografico.
Inoltre, se il tempo sarà clemente, ci sarà anche un piccolo mercatino di prodotti tipici nella piazzetta antistante la chiesa di Lajetto. Tisane e vin brulé saranno distribuiti al pubblico. Non sono escluse altre novità a sorpresa, nello stile delle impertinenti e trasgressive Barbuire.

Rispettando la tradizione la data stabilita è la domenica grassa, ovvero l’11 febbraio e l’orario d’inizio, compatibilmente con le disubbidienze e imprevedibilità delle Barbuire, è previsto per le ore 15.

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