EXPO 2015, C’E’ UN INGEGNERE DELLA VAL SUSA NELLA CABINA DI REGIA. E’ PIERCARLO SIBILLE, PARTITO DA GIAGLIONE ALLA “CONQUISTA” DI MILANO

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C’è un valsusino a guidare la cabina di regia dell’Expo 2015, inaugurata proprio oggi a Milano.

Si tratta dell’ingegnere Piercarlo Sibille, che vive da sempre a Giaglione con la moglie, insegnante di scuola, ed il figlio Alberto, studente al Politecnico. Ha un ruolo chiave nell’organizzazione dell’esposizione universale che durerà fino a ottobre: è infatti il direttore tecnico di esecuzione del sito. Ossia il responsabile della gestione della fase esecutiva di tutti i padiglioni e le opere realizzate proprio da Expo2015 spa.

Nato a Susa nel ’57, vissuto a Chiomonte, Bussoleno e poi coi nonni a Giaglione nella casa di famiglia, Sibille è un professionista molto conosciuto tra gli addetti ai lavori sul territorio: per i Mondiali di Sci di Sestriere ’97 aveva realizzato in tempi record la circonvallazione di Cesana per salire lungo la statale 24 a Claviere. Ma soprattutto è noto per essere stato il direttore tecnico dell’Agenzia Torino 2006, responsabile della realizzazione degli impianti olimpici di Torino e delle Valli. Non a caso, per la sua esperienza e capacità, i milanesi dell’Expo l’hanno chiamato, a metà del 2013, per questo incarico delicatissimo e complesso. Per accellerare l’iter dei lavori, ha “esportato” in parte il modello organizzativo attuato a Torino.

“Sono entusiasta di vivere questa esperienza – racconta – vivere da dentro l’organizzazione di due grandi eventi internazionali, come le Olimpiadi 2006 e l’Expo 2015, è sicuramente un fatto eccezionale. Certamente non è facile, alcuni ritardi ci sono, e qualche problema organizzativo, nel corso di questi sei mesi di Expo, ci potranno essere. Però sono sicuro che ce la faremo, perchè noi italiani siamo così. Diamo il meglio proprio nei momenti di più importanti, e nelle sfide all’ultimo minuto”.

Dirigente instancabile, rivela di lavorare ogni giorno “fino alle 22.30-23” ed è per queste ragioni che non ha potuto fare il pendolare Giaglione-Milano in settimana: “Torno in Val Susa dalla mia famiglia nei weekend – aggiunge – non potevo fare altrimenti, dovendo gestire più cantieri in contemporanea, dove si è arrivati ad avere al lavoro quasi 10mila persone al giorno”.

Il suo incarico, dicevamo, è complicato: “A volte mio figlio mi chiede di cosa mi occupo, e facendo una battuta, gli dico che non lo so neppure io. Per la prima volta nella storia dell’Expo, il soggetto promotore realizza direttamente opere e padiglioni. Ne abbiamo realizzati tantissimi per l’Italia ed altri Paesi che non potevano permettersi le spese di realizzazione, organizzando un cantiere di oltre 1 milione di metri quadrati. Abbiamo realizzato in poco tempo un grande quartiere, che arriverà ad ospitare 100mila persone al giorno”. Sibille ha il compito di coordinamento generale: “Devo tradurre in progetto le varie necessità, e fare in modo che tutti i cantieri procedano”. E’ stato chiamato quando ormai i lavori erano stati avviati, e anche questo aspetto non è stato secondario: “Mi sono dovuto inserire in una struttura già attiva e che aveva già le sue regole, ma gli aggiustamenti sono serviti”.

Sibille è arrivato all’Expo alcuni mesi prima che scoppiasse lo scandalo giudiziario: “In quella fase, gran parte della dirigenza e dei ruoli chiave erano stati decimati – ricorda – abbiamo superato anche quella difficoltà. Anzi, devo dire che, pur rallentando inevitabilmente i lavori, i problemi giudiziari sono stati per noi rimasti in campo uno stimolo forte, per dare il meglio e vincere questa scommessa”.

La sfida contro il tempo è stato il liet motiv di questa nuova avventura: “Tutto questo mi ha insegnato ancora una volta a considerare il tempo non più come un nemico, ma come il miglior alleato per superare i problemi. Questo vale per la vita, non solo per l’Expo: quando si ha poco tempo, si riesce in un certo senso a superare meglio le difficoltà, è una molla in più per saltare gli ostacoli e lavorare con più efficienza”.

Sibille sa bene che l’Expo crea anche polemiche. Gli scontri violenti che proprio in queste ore stanno avvenendo a Milano lo dimostrano: “E’ fondamentale rendersi conto che le opere e i padiglioni sono solo un contenitore, seppur di grande valore architettonico, una specie di hardware. Ma quello che è importante sono i contenuti dell’Expo, il “software” è ciò che rappresentano, i valori e i temi che si vogliono affrontare hanno una valenza mondiale, e per il futuro dell’umanità. Parliamo di nutrizione, di cibo, di sviluppo. E’ un’occasione unica venire all’Expo, per poter scoprire proprio qui le culture di tutto il mondo, e riflettere su questi argomenti. Aldilà delle opere realizzate, c’è molto di più”.

E dopo i sei mesi dell’Expo, cosa farà l’ingegner Sibille? Tornerà in Val Susa? “Non lo so, la vita mi ha sempre riservato delle sorprese. Anche dopo le Olimpiadi, lavorando per l’Agenzia 2006, mi chiedevo cosa avrei fatto l’indomani, e poi è arrivata questa opportunità”.

E’ un esempio concreto, la storia di Sibille, per tanti nostri ragazzi che sognano, come ha fatto lui, di “farcela” pur essendo montanari e senza santi in Paradiso. Partire dalla piccola Giaglione o da altri paesi della Val Susa per poi “conquistare” i propri sogni nell’ambito professionale ed essere il regista di eventi internazionali, di richiamo mondiali. A volte non serve fuggire, andare all’estero o emigrare. Si possono raggiungere anche gli obiettivi più grandi, e “volare”, pur tenendo i piedi saldi e le radici in un piccolo paese, ai piedi della Val Clarea.

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