GIAVENO: LA STORIA DI SIMONA, EMIGRATA IN FRANCIA. DALLE PULIZIE A RESPONSABILE DI UN RISTORANTE

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Simona nel ristorante che gestisce a Annecy, in Francia

di ANDREA MUSACCHIO

ANNECY / GIAVENO – Simona ha la voce tremante e commossa, quando al telefono ci racconta per la prima volta la sua storia. Di cognome si chiama Cancellara, ha 37 anni e vive da 4 anni in Francia ad Annecy dove è la responsabile del ristorante italiano “Le 19 restaurant”.
La sua è una storia commovente, fatta di grandi sacrifici e dall’amore per la cucina come protagonista, che la porterà a compiere il suo sogno di ricalcare le orme di suo padre e di diventare una chef.
Cresciuta nei primi anni ad Orbassano e poi trasferita a Giaveno, Simona passa le giornate ad osservare suo papà Antonio mentre cucina, anch’egli chef in un ristorante di Torino chiamato “La stalla”. I ricordi dell’infanzia di Simona riportano alla manualità del padre e delle ore ad osservarlo per rubargli tutti i suoi segreti.
Un giorno, quando Simona aveva 12 anni, Antonio Cancellara ebbe un infarto mortale e la settimana dopo venne a mancare anche sua madre a causa di un tumore. I ricordi di quei giorni sono ancora freschi nella mente di Simona, la quale rimase da sola con suo fratello: “Io ero piccolina, ho sempre visto mio padre cucinare. Mi piaceva guardare la sua manualità. Da lì, quando sono mancati tutti e due, mia madre è mancata per un cancro al fegato e mio padre una settimana prima ha avuto un infarto siamo cresciuti, io e mio fratello Pasquale, con mia nonna in Basilicata. Ma comunque avevo già deciso di fare il lavoro di mio padre”.

Cresciuta da sua nonna in Basilicata, in provincia di Potenza, Simona Cancellara studia e si diploma come geometra. Dopo sei anni dalla perdita dei genitori, ritorna da sola in Piemonte nella città di Giaveno, ospite di una zia. Senza mai accantonare il proprio sogno, Simona lavora dal mattino al pomeriggio presso uno studio di ingegneria e la sera in un ristorante: “Quando sono arrivata a Giaveno ho provato a lavorare come geometra. Ma quando ho capito che bisognava fare 5 anni di tirocinio non pagati, ho rinunciato. Abitavo da sola, senza genitori e dovevo mangiare. Così ho lasciato completamente perdere il geometra e mi sono messa a fare questo lavoro qua”.

Fu così che per Simona iniziò un altro capitolo della sua vita. Si dedicò alla cucina, lei che non ha nemmeno una qualifica ma proprio come le diceva sempre suo padre “l’occhio ruba l’arte”. Per 11 anni lavora presso la pasticceria “Franco” di Giaveno: “Non posso che ringraziarli tanto. Mi hanno insegnato il rispetto e l’educazione. Aldo Bernardi è un gran pasticcere, mi ha dato tanto. Tantissimo”.

La paura di rimanere senza lavoro porta Simona ha fare il grande salto. All’età di 34 anni si trasferisce in Francia, spinta da una sua cara amica. L’obiettivo primario è quello di imparare la lingua ed è per questo che viene assunta in un’impresa di pulizie: “Quando Aldo (Bernardi, ndR) aveva 77 anni, stava già pensando di chiudere e io avevo paura di rimanere senza lavoro. Ho mandato tante domande di lavoro eppure mai nessuno mi ha chiamato. Una mia amica mi ha detto di andare in Francia. Qui la vita è cara, però gli stipendi sono buoni. Sembra di stare nell’Italia degli anni ’80, quando c’era il boom del lavoro. Così ho deciso di venire qui ed avere una vita dignitosa. Ho cominciato che non parlavo francese, così ho cominciato in un’impresa di pulizie. Poi ho lavorato in una pizzeria, ho preso un po’ quello che mi interessava prendere. Era l’unica cosa che potevo fare per guadagnare qualche soldo senza dover parlare. Poi alla fine ho appreso il francese e ho appreso il resto, perché come diceva mio padre l’occhio ruba l’arte”.

Una scelta che ha pagato sin da subito: “Dopo poco tempo sono diventata chef di un ristorante, “La maison du lac”. La mia titolare, dopo avermi fatta chef, ha aperto un’altro ristorante. Stavolta italiano che gestisco tutto io. Una scelta che ha portato i suoi frutti, spero un giorno di stare vicino a mio fratello e a suo nipote. Quello che faccio è dura. Io ne parlo e mi escono le lacrime”.

Simona Cancellara ha inseguito per tutta la sua vita i suoi sogni, cercando di ricalcare le orme di quel padre che troppo presto l’è stato strappato via e con ancora tante cose da potergli “rubare”. Proprio per questo motivo il suo sogno nel cassetto si ricollega a lui e all’Italia: “Il mio sogno nel cassetto è che mio padre sia veramente orgoglioso di me. Mi piacerebbe tanto ritornare a Giaveno. In Italia, perché mi manca e perché io mi sento italiana. Questo è il mio sogno nel cassetto: poter fare qualcosa in Italia. Che lo stato italiano mi dia la possibilità di fare qualcosa in Italia”.

 

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3 COMMENTI

  1. Purtoppo l’Italia non ci vuole, sappiamo solo piangerci addosso e a dar la colpa delle nostre mancanze a qualcun altro.
    Bon courage

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