“IO, IMPRENDITORE DELLA VAL SUSA, VI RACCONTO LA MIA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO EQUITALIA ED IL COMUNE”

Condividi
FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn

img_3792

RICEVIAMO DA FABRIZIO GORLIER

Ringraziando la testata giornalistica ValsusaOggi che ospita questa mia relazione, con questo articolo evidenzierò la storia, i fatti e le circostanze che mi hanno reso la vita impossibile; ne approfitto da subito per ringraziare pubblicamente i miei Familiari, i Professionisti, gli Enti e le Persone che hanno compreso la disgrazia gratuita che mi è capitata.

Parto da lontano. Negli anni ’90 la famiglia Gorlier lavorava nel campo degli scavi, demolizioni e costruzioni. Nel ’96 veniva a mancare mio papà Giuseppe e pertanto ho dovuto rimboccarmi le maniche per dare continuità al lavoro che avevamo intrapreso. Individuata nella piana di Salbertrand , in regione Illes Neuves, la localizzazione compatibile da PRGC per l’attività, ho costituito la società Impresa Gorlier Fabrizio ed ho iniziato a lavorare nel luogo idoneo. La nuova impresa ha, pertanto, operato dall’anno 1999 nel settore del recupero sia di materiali derivanti dall’attività di costruzione e demolizione che di quelli degli armamenti ferroviari, in particolare le traversine in legno, con tutti i permessi Comunali, Provinciali e Regionali ottenendo inoltre le certificazioni per la Qualità e l’Ambiente.

Tutto il lavoro procedeva con alacrità, con notevoli investimenti e buoni risultati imprenditoriali, andando a rivitalizzare una zona sfruttata fino al midollo dalle aziende precedenti, con esecuzione di interventi di risanamento e di miglioria finalizzati allo svolgimento del’attività che occupava fino a 10 dipendenti.

Lo sviluppo di questa attività che in un certo senso (nel suo piccolo in espansione) rappresentava un’alternativa imprenditoriale in alta valle e che finalmente valorizzava terreni abbandonati, ha da subito iniziato a creare imbarazzo.

I primi segnali di questa allergia al nuovo si manifestano nel 2000, quando con un intervento proditorio di ignoti, viene dato fuoco alle strutture ed ai materiali dell’azienda. La società, nonostante i danni ed i disagi conseguenti, prosegue nella sua attività e migliora costantemente le sue performance.

Nella zona gran parte delle imprese edili operanti in alta valle utilizzavano la ditta Gorlier per lo stoccaggio dei materiali di risulta delle costruzioni. Il servizio fornito dava i suoi risultati e da questo successo è nata l’idea di realizzare un impianto per il recupero dei rifiuti non pericolosi. La ditta Gorlier si è pertanto attivata con progettazioni e attivazione delle procedure autorizzative.

Nell’anno 2001 la Regione Piemonte – Direzione Pianificazione e Gestione Urbanistica – Settore gestione Beni Ambientali – Autorizza Gorlier Fabrizio alla realizzazione di un impianto per il recupero rifiuti non pericolosi – Regione Illes Neuves . ( Autorizzato con Determinazione n° 182 del 22 – 11- 2001).

In forza della determinazione 182/2001 ed al completamento delle altre procedure si giunge al rilascio del Permesso di Costruire n° 16/2004 del 18 ottobre 2004 – Pratica Edilizia n° 1121 per la realizzazione di Impianto recupero rifiuti non pericolosi su immobile distinto in Catasto al Foglio 21 mappale 196 ubicato in località Illes Neuves – Oneri di urbanizzazione 6.154,28 euro – comprendente il Nulla Osta società COGEDIL SpA ( concedente il sito da questa non utilizzato ).

 

Il 14 dicembre 2004 viene comunicato l’Inizio lavori relativi al Permesso di Costruire 16/2004 del 18 ottobre 2004; con tale attuazione vengono messe in campo le condizioni di sostenibilità imprenditoriale per l’accordo contrattuale con IMPREBETON (avente causa da COGEDIL SpA ed altri) ed il comune di Salbertrand.

Il 27 aprile 2007 il supplemento al n. 17 del Bollettino Ufficiale Regione Piemonte pubblica le controdeduzioni alla Variante P.A.I. relativa alle fasce fluviali della Dora Riparia; a pagina 17 di questo documento risulta al punto 2 accolta la richiesta di modifica della fascia A in sinistra Dora sia a monte che a valle del Rio Secco; l’iter approvativo della Variante al P.A.I. relativa alle fasce fluviale della Dora riparia viene concluso, per errore, senza prendere atto delle controdeduzioni = il territorio di Salbertrand nel quale opera la ditta Gorlier resta in fascia A = esondabile.

A causa di questa svista e per effetto dell’approvato Pai (piano di assetto idrogeologico) la zona in cui è localizzata la mia impresa viene classificata come “area potenzialmente esondabile”.

In seguito a tale evento è iniziata una vicenda incredibile, che si è protratta negli anni, con ripercussioni in ambito tecnico-urbanistico ( in quanto le autorizzazioni in Variante per l’impianto non sono state licenziate ), in ambito autorizzativo provinciale ( in quanto le autorizzazioni per lo svolgimento delle diverse attività in loco non trovavano soluzione ) ed anche in ambito giudiziario vedendo , per motivazioni diverse, il susseguirsi di sequestri di materiali da noi lavorati e gravi capi d’imputazione a mio carico.

Sono stati anni duri, con impossibilità di lavorare e programmare lo sviluppo imprenditoriale. Ad un certo punto è stato inevitabile procedere con il licenziamento di tutto il personale (con ripercussioni che hanno coinvolto una trentina di famiglie ) e la rinuncia di un appalto nazionale , acquisito in ATI con una ditta svedese, la quale avrebbe provveduto allo smaltimento dei materiali derivanti dalle ferrovie. Parte di questi materiali, nonostante il dissequestro e risoluzione degli aspetti giudiziari, è tutt’oggi presente nel mio impianto poiché tutti i tentativi (sia antecedenti alle vicende giudiziarie sia successivi ad esse ) di smaltire le traversine ferroviarie non recuperabili, sono stati rinviati dalla Provincia di Torino in attesa di approfondimenti anche normativi legati alla questione del PAI.

Il 24 settembre 2008 la Regione Piemonte – Settore OO PP e difesa assetto idrogeologico risponde al comune di Salbertrand evidenziando l’unica via di uscita per sistemare l’errata indicazione di fascia ( relativamente alla porzione di superficie a valle del Rio Secco e limitrofa all’autostrada del Fréjus ) ovvero quella di affrontare tale problematica nell’ambito della procedura dell’adeguamento al piano regolatore al P.A.I. in itinere ( valutando l’applicazione dell’art. 27 delle norme di attuazione del P.A.I. medesimo ). TUTTI ( Regione Piemonte e Comune di Salbertrand ) sono a conoscenza del refuso tecnico attuato in fase di approvazione del PAI .

2007 – 2015. Il comune di Salbertrand decide di non intervenire nel percorso della Variante al P.A.I. in itinere e tutto resta bloccato in attesa dell’approvazione del nuovo PRGC; le pratiche della ditta Gorlier, finalizzate alla realizzazione specifica dell’impianto di recupero rifiuti non pericolosi, restano bloccate e la Variante richiesta al Permesso di Costruire 16/2004 non viene rilasciata ; conseguentemente i lavori non possono proseguire secondo le normali tempistiche.

Tutto ciò determina, di fatto, il proseguimento da parte dell’Amministrazione comunale di un atteggiamento consapevole di uno stato di irregolarità formale e sostanziale (ovvero: da una parte la conoscenza del fatto che in Fascia A non sia ammissibile un’attività di recupero rifiuti, dall’altra il tentativo di riformulare un contratto di affitto, dimenticandosi del P.A.I. e delle norme del PRGC, pur di incassare dei pagamenti – irritualmente richiesti – a sanatoria di anni ove ha regnato la completa assenza del comune a difesa dell’imprenditore che non poteva operare).

In seguito a tali eventi gli ingranaggi dell’impresa si sono interrotti; è intervenuta EQUITALIA che, a fronte di un debito iniziale di 100.000 euro (che avrei tranquillamente pagato proseguendo con il lavoro della ditta) ha pensato bene di pignorare un immobile di mia proprietà (con destinazione abitativa e commerciale in fase avanzata di costruzione ) del valore di 900.000,00 euro. L’ultimazione dell’immobile sarebbe potuto avvenire grazie alla richiesta di un mutuo ( grazie al quale avrei pagato il suddetto debito, se solo EQUITALIA avesse compreso le ragioni imprenditoriali di un privato ed avesse acconsentito al ritiro di tale pignoramento). Tutt’ora non sono riuscito a creare l’attività commerciale che avrei voluto ed inoltre l’immobile versa in uno stato di degrado e abbandono.

EQUITALIA, non contenta di tali decisioni e sempre per lo stesso debito, ha proceduto con il pignoramento di titoli per un valore di 50.000,00 euro e di macchinari per un valore di 680.000 euro ( attrezzature acquistate con una vita di lavoro e di sacrifici). Tali macchinari sono stati svenduti ad un asta per 60.000 euro in presenza di una turbativa d’asta, denunciata anche da diversi presenti.

Questo ultimo fatto, subito per colpa delle scelte di EQUITALIA ha rappresentato il colpo quasi mortale per l’azienda; azienda che ha sempre operato a schiena dritta, senza mai scendere a compromessi con nessuno (forse è anche per questo che mi è capitato tutto ciò).

L’aggiudicatario dell’asta (fiore all’occhiello di coloro che approfittano e si ingrassano sulle disgrazie altrui) dopo esser da me stato esortato a non privarmi di alcune attrezzature pignorate per poter continuare a garantire il servizio minimo dell’azienda, in maniera “molto compassionevole” (forse anche perché era riuscito ad aggiudicarsi per 60.000 macchinari, di cui uno solo fra essi ne valeva 300.000 euro ) pretendeva in cambio un carrello elevatore LINDE del valore di 50.000 euro (che per fortuna al momento del pignoramento non era presente nel mio impianto).                

Oggi, dopo tanto subire degli imprenditori buttati sul lastrico, anche EQUITALIA ha capito che è anormale sottrarre ad un imprenditore i mezzi attraverso cui porta avanti la propria attività.

Nel mio caso EQUITALIA non si è limitata a ciò, ha di fatto consentito con la procedura d’asta la svalutazione dei beni pignorati per poi pretendere ( tramite una rateizzazione mensile di 6.500,00 euro a fronte di un debito che tra interessi ed agi era lievitato ) la restituzione del debito da un imprenditore a cui lei stessa ha impedito di lavorare togliendogli i messi d’opera.

Nonostante ciò, attraverso grandissimi sacrifici, sono da me stati versati ad EQUITALIA ulteriori 150.000,00 euro. 

Nel mese di luglio 2015 EQUTALIA ha pignorato anche la casa in cui vivo; dunque per un debito iniziale di 100.000 circa EQUITALIA ha pignorato il corrispettivo di 2.000.000 di euro, senza neanche rispettare le leggi sulla privacy, continuando a recapitare i documenti nei luoghi che con richiesta scritta avevo tentato di evitare.

Atteggiamento vergognoso, contrario alla legge e privo di sensibilità. Tutto ciò è disumano e pretendo che sia fatta giustizia.            

Tre anni dopo l’inizio delle questioni giudiziarie è avvenuto il dissequestro dei materiali a seguito della sentenza di assoluzione, per tutte le vicende ed i reati connessi al commercio e al recupero delle traversine ferroviarie (per cui eravamo autorizzati) perché il fatto non sussiste.

Tutto ciò è capitato solo a Fabrizio Gorlier.

La “zona esondabile” sembra di fatto aver bloccato solo la mia azienda.

Preciso che il sito in Salbertrand in cui operiamo non è mai stato inondato; è localizzato su un rilevato e dista circa 150 metri dal corso d’acqua. Tale situazione è ben diversa da quella di un’altra attività posta a qualche metro dal corso d’acqua; localizzazione che viene condotta da un’azienda rivenditrice di materiali edili, azienda che non ha subito gli stessi provvedimenti e/o attenzioni particolari pur commerciando materiali ( inquinanti se dispersi in ambiente ). Ciò nonostante il titolare della medesima azienda, invece di ringraziare la fortuna concessagli, si permette di esprimere giudizi nei miei confronti.

Completato il discorso sul PAI e su EQUITALIA, vorrei fare ancora alcune precisazioni sul Comune di Salbertrand. Sembrerebbe che nulla sia più importante per il Comune di Salbertrand di percepire l’affitto del fondo su cui operiamo, prima ancora di garantire i servizi essenziali che è legalmente tenuto a fornire.

Il Comune di Salbertrand è stato uno fra i pochi dell’intera Valle di Susa a non partecipare, in veste di rappresentante delle realtà locali, alla riunione tenutasi nel 2007 per il Nuovo Piano di Assetto Idrogeologico, in cui avrebbe potuto presentare osservazioni che ci avrebbero aiutato a proseguire con l’attività.

Ciò che più lascia sconcertati è la conoscenza che esiste una specifica di legge che consente il tranquillo proseguimento dell’ attività, alle aziende insediatesi antecedentemente, nei luoghi divenuti “esondabili”per effetto del nuovo PAI.

Ma qualora fosse sorto qualche problema del caso, sarebbe stato compito del Comune ( come prescritto dalla legge ) difendere l’imprenditore ed intercedere verso di lui nell’individuazione di terreni alternativi e limitrofi non rientranti nelle classi a rischio di inondamento in cui trasferire gli impianti produttivi. Purtroppo per attuare tutto ciò il comune di salbertrand avrebbe dovuto riconoscere le sue colpe. Cosa che non ha mai fatto e ben si guarda dal fare senza rispondere alle diverse sollecitazioni che Fabrizio Gorlier ha, in tutto questo lasso di tempo, trasmesso all’Amministrazione comunale. Per la cronaca i terreni non a rischio di esondazione sono esistenti e a me limitrofi, ma sono stati, successivamente, destinati ad una Municipalizzata per il transfer di rifiuti solidi urbani.

Chissà con quale lungimirante strategia adottata a mio discapito.

Il Comune non ci ha concesso, per evidenti opportunità/manchevolezze già espresse, l’esecuzione di un progetto già avvallato dalla Regione nell’anno 2001. Si pensi che ci furono addirittura indicati i colori che avrebbero dovuto assumere gli impianti. Si pensi che avevamo già predisposto, oltre alle altre, anche l’iscrizione alla Camera di Commercio. Tale progetto avrebbe consentito alla comunità di raggiungere il tanto ambito traguardo del riciclo dei rifiuti solidi urbani al 100% attraverso l’utilizzo di cernite tecnologiche a differenza dell’attuale 35% circa. Questa soluzione avrebbe inoltre evitato l’ingombro antiestetico di cassoni specifici per ogni materiale.      

Nell’arco degli anni tali iscrizioni sono state modificate ed a nostra insaputa, nell’anno 2005, ci è stata tolta, tra le altre cose, la possibilità di ritirare i rifiuti solidi urbani.

Come se tutto ciò non bastasse, in conseguenza al crollo del ponte Martinetto, ponte sulla Dora ed unica via di accesso alla mia attività, per cinque anni siamo transitati su un guado provvisorio, causa di rallentamenti nell’attività con sospensioni al passaggio, mediante ordinanze comunali, ogni qual volta si presentassero condizioni atmosferiche avverse (guado provvisorio che richiedeva il dispendio di ingenti risorse per manutenzioni ordinarie e straordinarie, sempre a mio carico ).

Nonostante tutto ciò e nonostante il fatto che ricorressero le condizioni per la richiesta, non sono mai ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti, al fine di salvaguardare il lavoro.                                              

Nel 2005 la ricostruzione del ponte è stata progettata ed eseguita in modo errato, con un raggio di curvatura che non consentiva la corretta rotazione dei mezzi pesanti (articolati e non ). L’impedimento al passaggio dei mezzi con cui operiamo è stata immediatamente segnalata al comune di Salbertrand. Il Geometra dell’Ufficio Tecnico del comune di Salbertrand, che avrebbe dovuto supervisionare alla realizzazione di tale opera, dopo essersi reso conto dell’errore mi consigliò di ridurre le dimensioni dei mezzi in transito adeguandole al ponte. A fronte di un tale atteggiamento sconsiderato, teso alla minimizzazione dei problemi, si poteva solo intervenire direttamente. E quindi, di nuovo senza tener conto dei danni incalcolabili subiti, sempre a mie spese ho dovuto pagare la fornitura e la sostituzione dei piantoni dei guardrail per ovviare al problema.

Ebbene, conosciuta tutta la lunga vicenda (prima con il PAI, poi con le questioni contrattuali per il terreno sollecitate a seconda delle convenienze dagli uni o dagli altri, poi con la storia dell’assegnazione di aree idonee all’esercizio dell’attività, poi ancora con la questione del ponte Martinetto, poi con la questione della Variante al permesso di costruire mai rilasciata, poi con le continue lettere di sollecito a cui lo scrivente puntualmente rispondeva con articolate motivazioni e richieste di adeguamento), nonostante tutto il Comune di Salbertrand da cinque anni a questa parte pretende, ostinatamente, il pagamento del canone di affitto ignorando completamente tutte le spese sostenute dall’azienda e dal sottoscritto in prima persona e tutti i danni incalcolabili che, per via delle politiche opportunistiche e dilazionatorie da esso adottate, si sono tradotte in una mancata crescita e quindi nella distruzione di tutto quanto costruito ed investito in loco.

Insediare in alta valle un impianto per il recupero rifiuti non pericolosi dava fastidio a molti soggetti aventi poca lungimiranza e capacità di comprendere quanto questa attività avrebbe dato in ritorno economico al comune di Salbertrand ed alla popolazione in termini di lavoro continuativo e benessere sociale, per non parlare della valorizzazione ambientale che tale impianto avrebbe determinato. Dunque si parla di una enorme perdita di guadagni in senso lato ( per la comunità tutta ) ed in senso stretto ( per l’impresa costituita su misura per tale scopo).

Evidentemente l’andamento dei fatti ci dimostra che non è di interesse Comunale preservare un attività imprenditoriale, che negli anni ha saputo uscire dalla realtà locale ponendosi come una delle più importanti aziende d’Italia nel settore del recupero degli armamenti ferroviari che mirava a realizzare il recupero al 100% dei rifiuti solidi urbani, come avviene nei paesi più progrediti, oltre ad essere un importante punto di riferimento per le imprese edili nel ritirare materiali derivanti dall’attività di costruzione e demolizione, che precedentemente erano spesso oggetto di abbandono sul territorio montano.

Evidentemente non è di interesse comunale preservare un attività imprenditoriale che ha ripristinato un area degradata e sfruttata fino alle viscere dal “cartello della ghiaia” autorizzato ad operare in quanto con le royalty dello sfruttamento possono ovviare ad ogni problema.

La storia della ditta Gorlier è basata sul lavoro svolto nella piana di Salbertrand in Regione Illes Neuves, costruendo platee recinzioni e rilevati, sistemazioni di strade improbabili all’uso, manutenzione delle stesse ( ancorchè di competenza comunale) posa di materiale idoneo alla difesa del rilevato operativo da improbabili esondazioni ( anche questo per ovviare al problema del P.A.I. che il comune non voleva risolvere ). La stessa attività per il recupero rifiuti non pericolosi non ha mai potuto decollare, non mi è mai stato consentito di realizzare immobili che avrebbero ospitato uffici e per i quali sono stati effettuati i pagamenti delle opere di urbanizzazione, tutto ciò ancor prima che la zona diventasse esondabile.

E’ interessante/curioso notare a tal proposito che ad un’altra azienda, impegnata nella costruzione di conci per la seconda canna del Fréjus, è stato permesso di costruire un capannone di circa mq 5.200, 130 metri x 40 metri di larghezza e 10 metri di altezza !, in zona esondabile. Certo le normative vanno e vengono adattate a seconda delle necessità ma, chissà come mai, prevale sempre l’esigenza della grande azienda rispetto alle urgenze degli imprenditori indipendenti.  

Anche l’atteggiamento di alcuni amministratori pubblici ( in particolare l’ex Sindaco Piero Biolati ) , con le sue dichiarazioni pubblicate sui media valligiani, rappresenta l’acredine che questi hanno nei miei confronti. Tale atteggiamento è essenzialmente volto a distogliere l’attenzione da problemi ben più seri tutt’oggi esistenti ( e ben noti all’amministrazione ) riferibili ad altra attività a noi limitrofa, con una precisa ed una scientifica volontà di screditarmi. Si è giunti al punto di confondere il dito con la luna o la causa con l’effetto, quando il comune di Salbertrand ha richiesto l’intervento di organi di controllo per stimare la quantità di materiale stoccato presente nell’impianto con l’obbiettivo di certificare il fatto che i materiali depositati non venivano smaltiti. Tutto ciò per ostacolarmi ulteriormente, costituendo il problema GORLIER al fine di non parlare degli altri guai ben noti e sottaciuti. Il tutto è clamorosamente ridicolo/buffo se si pensa che il Comune stesso è la causa del blocco sostanziale dell’attività dell’impresa.

Ricordo, a memoria di tutti, che per il mio stabilimento, fin dal 2001, era stata richiesta la costruzione di impianti per la valorizzazione degli inerti da demolizione proprio al fine di evitare la formazione di cumuli. Tali autorizzazioni comunali non sono mai state accettate dall’amministrazione comunale nonostante fosse presente l’autorizzazione regionale.

La situazione in cui attualmente versa la mia azienda è la conseguenza di fatti ed azioni che, da quindici anni a questa parte, hanno delineato un quadro criminale ben definito, che mette a dura prova la mia persona e quella dei miei familiari, con atti intimidatori sfociati addirittura in incendi dolosi che negli anni si sono susseguiti per cinque volte con grandi danni economici e di immagine.

Ad ogni modo tutt’oggi, nonostante le aste giudiziarie, i pignoramenti, la svendita forzata di macchinari, gli atti intimidatori ecc.. continuiamo a garantire un servizio importante per la valle: il recupero e una parziale lavorazione dei materiali derivanti dall’attività di costruzione e demolizione. L’azienda si ripropone, per il futuro prossimo, di garantire un servizio migliore, attraverso la realizzazione di un progetto da tempo avviato che ha come obiettivo quello di recuperare al 100% ogni tipo di inerte compreso il vetro. Tale progetto è fermo a causa di tutta l’avventura che vi ho raccontato e di conseguenza l’ accumulo di materiale ne è la conseguenza.

Occorre uno slancio innovativo e liberatorio. Occorre che il Comune prenda atto della necessità di modificare lo stallo del PAI al fine di consentire alla mia aziende di operare con contezza di diritto e di mezzi.

Mi auguro che, questa volta, il comune di Salbertrand prenda a cuore l’importanza dello sviluppo dell’imprenditoria, degli aspetti occupazionali nonché dei progetti innovativi sviluppati da persone del mio nucleo famigliare, dunque è necessario che mi vengano concesse le autorizzazioni per la realizzazione degli impianti necessari alle varie fasi di lavorazione inerenti gli inerti da demolizione e valorizzazione RSU. Atteggiamenti polizieschi per spaventarmi non risolvono nulla salvo mettere in ulteriore cattiva luce il proponente dell’inquisizione; richiedere l’intervento di organi di controllo per stimare le quantità di materiale stoccato, con l’obbiettivo di ostacolarmi ulteriormente, non ha alcun senso se anche si prendessero in considerazione, in senso ampio, le situazioni analoghe presenti nella piana di Salbertrand. La nostra attività rappresenterebbe un valore aggiunto per tutta la comunità. Lo svolgimento con certezza di diritto di tale attività consentirebbe, in modo agevole, di diminuire le scorte di materiali oltre che dare un vantaggio a tutto il settore edile dell’alta valle con prezzi di smaltimento vantaggiosi.

Si ricorda infine quanto sia importante inserire nei capitolati il discorso dell’utilizzo di materiale riciclato, adeguatamente certificato, nelle nuove costruzioni. Questo è l’elemento fondamentale che tutti i comuni dovrebbero imporre nelle nuove costruzioni e/o nel recupero dell’esistente.

Lo sviluppo dell’attività originariamente impostata per realizzazione di impianto per il recupero rifiuti non pericolosi con il conseguente e collaterale sviluppo del riciclaggio del materiale certificato ( attività per la quale tanti anni e tanti investimenti sono stati spesi ) rappresenta il futuro e la sostenibilità per tutta la comunità ed anche per la mia impresa e per la mia famiglia.

Con fede.

​​​Fabrizio Gorlier

Fabrizio GORLIER, nato a Cesana nel 1956, già animatore e titolare di attività collaterali al turismo in Alta Val Susa, quali la gestione e conduzione delle attività relative ludiche, attive negli anni ’80 a Sansicario, ski man per quattro/cinque anni della squadra azzurra di sci femminile, pilota di elicottero commerciale, già costruttore e gestore del rinomato ristorante Grand-père attivo negli anni ’90 in Champlas Janvier (Sestriere) e tutt’ora Maestro di sci, già operatore nel campo edile con il padre Giuseppe negli anni ’90, conduce dal 1999, nella sua qualità di Titolare, l’Impresa GORLIER FABRIZIO D.I. – Regione Illes Neuves 10050 Salbertrand ( TO ) – Partita IVA 07468420018

 

 

 

 

 

 

 

 

6

 

FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn
Condividi
© Riproduzione riservata

4 COMMENTI

Che cosa ne pensi? Scrivici la tua opinione

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.