LETTERA / I GIOVANI DELL’ALTA VALSUSA E INTERNET

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di FILIPPO RISI

Quando ci sono polemiche relative al turismo estivo si parla sempre di giovani e della loro mancanza in alta Valsusa. Per una volta, invece, vorrei fare una riflessione specifica sui giovani di oggi e non sulla situazione turistica della valle. È fuori discussione, infatti, che per l’alta Valsusa i giovani hanno una ferma repulsione (e ben motivata).

Nel 2019 è un concetto altamente utopico quello di pensare che tutti i giovani siano interessati alla tradizione, alla storia e a condurre una “vita di montagna” a tempo pieno. Questo stile di vita arcaico semmai può funzionare solo per i giovani locali che hanno deciso di vivere nell’alta Valsusa o che sono costretti a starci, non avendo i mezzi per lasciare il territorio. Il mondo nell’ultimo decennio ha subito cambiamenti epocali: essere giovani al giorno d’oggi significa essere inevitabilmente “molto digitali” e “poliglotti”. L’informatica e la lingua inglese sono diventati una condizione indispensabile per un giovane completo. Certamente si può affermare di non essere interessati alle nuove tecnologie oppure alle lingue straniere, ma in quel caso si è costretti a vivere in una dimensione molto locale, per non sentirsi sperduti nel mondo dove si vive a ritmi molto più incalzanti e sostenuti. Indubbiamente sono scelte e ognuno è libero di fare come meglio crede.

Uno dei maggiori problemi fra i giovani è l’utilizzo improprio delle nuove tecnologie. Abbiamo a disposizione l’infinito grazie al web e agli smartphone, ma il 90% dei giovani finisce per utilizzarli solo per i social network e per pavoneggiarsi su Instagram con continue inutili foto. Emerge chiaramente che la maggior parte dei giovani di oggi appartiene a una generazione totalmente insicura: la necessità di pubblicare e condividere tutto è la prova regina di questa insicurezza, della ricerca di continue conferme all’esterno.

Quindi, a parte pochi casi di dementi malati patologici di narcisismo da Web irrecuperabili, la maggior parte dei giovani è insicura e ha perso la capacità di socializzare dal vivo. Purtroppo un buon numero di giovani finisce per fare le varie attività (andare al ristorante, uscire, ecc..) non per sé stessi in primis, ma per farlo vedere agli altri. Osservo gente che quando arriva in un ristorante deve subito indicare sui social dove si trova, fare foto alle pietanze e così dicendo. Vedo gente che va in montagna e la prima cosa che fa è fare fotografie come se fosse in un set fotografico per pubblicarle subito. Spesso i giovani di oggi sono automi senza personalità che pensano solo ad apparire agli altri.

Grazie al web possiamo creare, aprire nuovi orizzonti, imparare e viaggiare, trovare opportunità, osare, rischiare e rompere gli schemi. Oggi ci sono strumenti che se li avessero avuti le generazioni passate..avrebbero innescato rivoluzioni, altro che stati ridicoli su Instagram o matches su Tinder. È necessario dire che esiste anche una minoranza di giovani, soprattutto nelle zone montane, che è veramente troppo limitata mentalmente e ancorata al passato e alle tradizioni. Il troppo stroppia anche qui. “In medio stat virtus” è la regola corretta da applicare con i giovani di oggi, la cui più grave pecca è quella di non avere più coraggio, a causa della loro mente completamente offuscata dalla dipendenza patologica da smartphone (usati molto male).

Sarà il tempo a dimostrare il fallimento di questa generazione che a quarant’anni si ritroverà in balia del vuoto e del non aver saputo costruire niente. Si è ancora in tempo per cambiare, ma bisogna invertire la rotta con volontà e coraggio. Auguri giovani da un uomo di mezza età che ha avuto la fortuna di vivere a cavallo di due generazioni e carpire il meglio delle stesse.

 

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8 COMMENTI

  1. Essere interessati alle tradizioni, alla storia e conoscere il passato sono le basi fondamentali per potere e sapere scegliere, e quindi per poter decidere ciò che vogliamo e dove vogliamo stare, e non possono essere definiti concetti “arcaici” o da “mentalità limitate”.

    Conoscere la montagna, dal punto di vista orografico e naturalistico, sapersi orientare, saper conoscere bellezze e pericoli, conoscere luoghi, itinerari, orizzonti e confini sono basi culturali ed elementi di crescita che concorreranno al proprio patrimonio di conoscenze.

    Frequento assiduamente la Valsusa da 48 anni (ne ho 51), vivo da sempre in provincia di Como e non conduco certo una vita “montana” (lavoro nel settore delle tecnologie e del marketing digitale) e posso tranquillamente affermare che vivere per 3-4 mesi all’anno da “montanaro” non mi ha mai impedito di sviluppare una personalità e una professione all’avanguardia dei tempi e delle tecnologie.

    Anzi, sin da giovanissimo, grazie alla montagna e alle esperienze in essa vissute, ho saputo osservare la realtà e sono stato in grado di avere una visione molto più ampia di quello che la vita mi avrebbe offerto.

    Mi permetto di ricordare che le località montane vivono di storia e tradizioni, e sono il loro grande patrimonio.

    Se i giovani che vengono in montagna non vengono portati a contatto con la storia e le tradizioni, è inutile che ci vengano.

    Se vengono in montagna solo per stare in un luogo più fresco dove continuare a coltivare ed accrescere la loro apatia, il loro isolamento digitale e la loro ignoranza, gli converrebbe andare piuttosto in un bel locale con aria condizionata in città: risparmierebbero soldi, stress del viaggio e potrebbero contare su connessioni Internet più veloci.

    Fortunatamente però, da qualche estate, sono tornato a veder numerosi e folti gruppi di bambini e giovanissimi che, accompagnati dai loro educatori, si cimentano in escursioni, campi “avventura”, campeggi, osservazioni naturalistiche e altro.

    In loro rivedo un po’ me stesso alcuni decenni fa e, grazie a loro, riesco a non perdere tutte le speranze che le nuove generazioni non siano completamente perdute.

  2. Quando i giovani smartphonati troveranno gli scaffali del supermercato vuoti, moriranno di fame; noi , trogloditi montanari, che non abbiamo dimenticato come si zappa la terra e si si semina l’orto,camperemo ancora a lungo.

  3. A mio modo di vedere il ceto medio si è spinto sempre verso il minor livello culturale possibile. 100 anni fa c’era chi se la prendeva perché in troppi andavano al bar e nei cinema per non fare passeggiate/escursioni. Negli anni 80 la moda dei paninari, adesso le mode ripropongono gli stessi costumi. Saranno anche gli adulti che non gli mostrano un’alternativa valida?

    • La fiera delle banalità un tanto al chilo. Da quarantenne che non usa quasi lo smartphone, vi garantisco che a vent’anni a Oulx non ci sarei venuto nemmeno se incatenato. Parliamo poi della Valsusa, una valle che ha fatto la fortuna grazie ai fighetti ed ai figli di papà dirigente FIAT che vengono a sciare con i giacconi da mille euro. Fosse per i montanari e non per il turismo di massa, sarebbe l’ennesima valle spopolato. Però certo, la colpa è dei giovani, qui non ci sono opportunità, infrastrutture, promozione turistica di alcun tipo, ma la colpa è del giovane che a venti anni deve dimostrare di essere intelligente andando a camminare da solo in montagna come un ebete, al posto di divertirsi, cosa che cercano tutti i ventenni e se voi non eravate così, beh mi spiace ma non dovreste scaricare le vostre frustrazioni sugli altri. E invece ve la prendete con quelli che fanno le foto e le pubblicano, senza nemmeno capire che una foto su un social o una recensione su TripAdvisor crea un business enorme. Quando Di Caprio ha postato la foto del Gran Paradiso, le presenze nei mesi successivi sono schizzate alle stelle. E invece siamo qui a sentire le prediche di sessantenni frustrati che non vedono più in là del loro stesso naso. La vostra generazione di baby boomer ha creato tutti i problemi a causa della propria miopia, ed ora impotenti cercate di scaricarla sugli altri. Complimenti. P.S. I tanto vituperato giovani li ha cresciuti la vostra generazione.

  4. Bella disamina, non c’è che dire. Noi non offriamo nulla, ma la colpa è di chi non viene da noi. Sono tutti imbeccilli i milioni di giovani che passano l’estate al mare a divertirsi. Dovrebbero essere tutti come noi. Sono tutti scemi tranne noi. Una domanda per i furbi: un giovane che fa lo studente o il lavoratore a tutele crescenti a mille euro al mese, dove dovrebbe alloggiare in ferie a Bardonecchia per esempio, dove ad agosto una camera ti costa come a Miami Beach? Tutti in campeggio? E se la tenda non mi piace? Chissà perché se passi il confine è pieno di giovani italiani in vacanza, sarà che entrando in Francia automaticamente si diventa intelligenti? O sarà che i Francesi invece non sono dei valligiani vecchi e petulanti che vivono di stereotipi e invece si impegnano a creare modi per attirare i giovani? Chi lo sa, a voi la risposta, quelli furbi siete voi, noi siamo un branco di rimbambiti che guardano lo smartphone….

  5. Il fallimento di questa generazione, semmai, sarà dovuto alla precedente, la mia e la sua, che ha ereditato un paese ben avviato ed ha gavazzato per anni facendo nero in ogni dove, votando mafiosi e tangentari riconosciuti, mandando gente in pensione a cinquant’anni e lasciando un buco sproporzionato, un sistema al collasso ed una mentalità lavorativa basata sullo sfruttamento. Ed avete ancora il coraggio di parlare. Faccia un bel gesto, egregio signor Filippo Risi, rinunci alla sua pensione, alla sua seconda casa in Valsusa ed al suo Suv, come dovrebbe fare se fosse un giovane di oggi che, anche avendo due lauree, non lavorerà e guadagnerà mai abbastanza per potersi permettere queste cose, mentre quando era giovane lei con la terza media si andava a lavorare alla USL o in posta e si guadagnava abbastanza per mantenere la famiglia, semplicemente scaldando la sedia. Non vi viene mai il dubbio di vergognarvi, prima di parlare?

    • Sarebbe troppo semplice scaricare le colpe sulla generazione precedente, sulla mafia, sulla corruzione politica, ecc.

      Il mondo è fatto da persone che ce la fanno e persone che non ce la fanno. In tutte le epoche è stato così. Chi non ce la fa è frustrato e piange o ha il sangue velenoso.

      Da buon self-made man (mio padre operaio Fiat) ho realizzato i miei obiettivi da solo. Non in azienda privata, non in ambito statale, ma creando la mia azienda e partendo da un ufficio che era la mia casa (un monolocale). Il fiuto, la preparazione e vuoi anche la fortuna porta al successo. Adesso ho tre aziende e novanta dipendenti. Ogni anno regalo 50,000 euro di borse di studio e stages. E pago il 64% di tasse.

      Certo di case ne ho sei adesso e di auto ne ho tre. Il sudore e le rinunce che ho fatto lo giustificano.

      No, non mi vergogno.

      E la laurea e l’MBA li ho anche io.

      Filippo

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