TAV, IL SINDACO E IL FUTURO CANTIERE DI SALBERTRAND

Condividi
FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn


di FRANCO TRIVERO
SALBERTRAND – Ho atteso qualche giorno prima di replicare al Sindaco di Salbertrand sul dibattito: “Lo smarino del Tav arriva a Salbertrand”: Cosa prevede il progetto?” la variante del progetto Tav è stata presentata dagli ingegneri Roberto Vela ed Alberto Poggio, tecnici della Commissione per l’Unione Montana Valle Susa, i comuni di Torino e Venaria Reale.
L’esposizione dei tecnici è stata chiara, esaustiva nei contenuti e nei dati forniti, mettendo in
evidenza incongruenze e superficialità, rispetto al progetto originario, il cui impatto
ambientale e per la salute dei cittadini, di Chiomonte e Salbertrand, richiede delle
riflessioni. Per brevità di esposizione consiglio la visione del dibattito all’indirizzo:

L’intervento del Sindaco Riccardo Joannas si può sintetizzare nell’opportunità
dell’Amministrazione Comunale di cogliere la possibilità di realizzare, attraverso le
compensazioni, interventi di bonifica delle aree di stoccaggio, selezione, lavorazione e
trasferimento del materiale di risulta del futuro allargamento del cantiere TAV di
Chiomonte. Della messa in sicurezza degli argini della Dora seriamente compromessi e di parte del territorio che necessita di interventi e della ricostruzione di un ponte, a uso cantieristico, che servirà al paese in futuro. A questo si aggiunge la speranza, manifestata dal Sindaco, che qualche cittadino possa trovare lavoro.
Non voglio contestare il ragionamento del Sindaco e le speranze che egli ripone, nel cantiere
di Salbertrand, a beneficio del territorio e della collettività.
Ricordando che nella dialettica di un contraddittorio, anche aspro, il rispetto è l’ingrediente
che non deve mancare, a sostegno di ragioni contrapposte. Desidero provare a far riflettere la comunità di Salbertrand e non solo su alcuni aspetti emersi nel dibattito.
– È ufficiale la Francia ha deciso una “pausa di riflessione” sul progetto Torino – Lione.
– La linea attuale, con il tunnel del Frejus ristrutturato, è in grado di garantire il flusso delle
merci con una percentuale al rialzo del traffico sino a 10 volte rispetto a quello attuale.
I dati del traffico merci dal 1997 ad oggi sono passati da 10 Ml di tonnellate a 3,3 Ml. Le previsioni dei proponenti l’opera si sono manifestate sbagliate e/o non veritiere; stimavano un aumento del traffico sino a 12 Ml di tonnellate. La verità è che non esiste nessuna spiegazione e giustificazione plausibile che ragionevolmente legittimi la realizzazione di quest’opera. Non sono più accettabili scelte prive di alcuna pianificazione ingegneristica e finanziaria che comportino e continuino a provocare sprechi economici enormi. Premesso che le infrastrutture sono fondamentali per la crescita del Paese, per potenziare e ammodernare il settore dei trasporti, significa creare uno sviluppo economico dell’area geografica di riferimento. Tuttavia questi possono essere realizzati solo se il livello di traffico attuale e futuro consente di garantire un adeguato ritorno dell’investimento in termini di analisi costi – benefici. Il progetto che ci viene presentato rappresenta nei fatti una scelta irreversibile sul futuro del territorio del Comune di Salbertrand, che contrasta con la decisione di valorizzare il patrimonio ambientale con la realizzazione di un “parco naturalistico”, capitalizzando il valore del proprio territorio. Il Sindaco Joannas parla di “riqualificazione industriale” di Salbertrand, ma come conciliare tale riqualificazione nelle immediate adiacenze di un Parco Naturale? La necessità di trovare soluzioni per giustificare un lavoro di 10/11 anni ai propri cittadini, peraltro non garantito, non può legittimare uno scempio ambientale anche a tutela dei comuni limitrofi, irreversibile del proprio territorio, dalla presenza di “ingente quantitativo di rocce amiantifere, già preventivamente, nel 2010, posto sotto sequestro”. Un’area di cantiere di 11 ettari e lunga oltre un chilometro che sorgerà in piena fascia di esondazione della Dora: una scelta peggiore non si poteva fare, e sotto il profilo idraulico dimostra grave superficialità. Le contestazioni nascono dalla consapevolezza di voler tutelare e preservare, per le future generazioni, un territorio alpino che nel bene e nel male ha subito forti trasformazioni, con la realizzazione di infrastrutture che lo hanno invaso pesantemente.
L’unico elemento che deve emergere a suffragio della verità sono i dati che in ventisette anni
smontano pezzo per pezzo il progetto TAV in Valsusa, perché esiste, perché funziona, perché è sottoutilizzato. Sono convinto che la riqualificazione di un territorio e la costruzione culturale, sociale ed economica necessitino di una visione più ampia. Perché non rivendicare progetti, anche con il contributo europeo? In questo territorio non si è mai stati in grado di intercettarne uno, che preveda la realizzazione di un progetto universitario con discipline di scienze naturali, scienze forestali, geologia, botanica, agraria ecc… Tutte discipline compatibili con l’habitat. Si potrebbe decidere di realizzare anche una distilleria di erbe medicinali, aromatiche, rendendo il progetto possibilmente transfrontaliero, organizzare dibattiti sul dissesto idrogeologico, sui terremoti, gli incendi, sul tema dell’acqua, sulla necessità di recuperare le acque piovane ecc…
Centinaia di studenti che vivono e frequentano la valle possono contribuire significativamente all’economia degli affitti. C’è poi l’indotto, nasceranno attività commerciali, pizzerie ecc… Ecco come si realizzano posti di lavoro e valorizzazione del territorio… Che non rappresentano il corrispettivo di un ricatto quali sono le “compensazioni”. I cittadini pagano le tasse, che devono servire alla messa in sicurezza del territorio.
F.D.Roosevelt diceva:
“La nazione che distrugge il suo suolo distrugge se stessa”
L’Italia è lastricata di opere inutili e incompiute, sono centinaia…
“Opere che versano in prognosi riservata (A.Fraschilla), a causa delle necessarie
manutenzioni che comportano costi esorbitanti”, per citarne una il Mose a Venezia.
Cittadini troppo silenti subiscono la violenza dell’inutile e dell’incompiuto. Tutti noi
siamo coinvolti in questo scempio. Nessuno è assolto.

Pro Natura Alta Valsusa
Il Presidente
Franco Trivero

FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn
Condividi
© Riproduzione riservata

2 COMMENTI

  1. Io c’ero quella sera e ho ascoltato tutta la conferenza e l’intervento del Sindaco che mi è sembrato di estremo buon senso. La differenza di valutazione col sig Troverò non sta tanto nelle reciproche motivazioni addotte, quanto in un vizio di fondo. Il sindaco parte dalla costatazione che il TAV è stato deliberato dal governo italiano quindi si fa mentre il sig. Troverò continua a pensare che non si deve fare

    • Egregio Sig.Marocco le mie osservazioni nascono da una verità incontrovertibile il TAV in ValSusa esiste c’è. ….Non serve fare un buco di 57 km nella montagna, dilapidare risorse pubbliche ecc…
      Non contesto la buona fede del Sindaco e il suo intervento…Penso però che un Sindaco possa assumere iniziative non “prone” a un Governo che in 25 ha dimostrato di essere “ostaggio delle lobby. Ettore Incalza docet”

Rispondi a Franco Trivero Annulla risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.