IL PARCO ALPI COZIE REPLICA AI CACCIATORI: “IL LUPO NON È UN PERICOLO”

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riceviamo dal PARCO ALPI COZIE

SALBERTRAND – Prendendo spunto dal recente intervento del presidente del Comprensorio di Caccia TO2, pubblicato sul giornale online ValsusaOggi, il 13 aprile dal titolo “LUPI VICINO ALLE CASE IN ALTA VALSUSA, L’APPELLO DEL CATO2: “UNA PREDAZIONE OGNI DUE GIORNI, FATE QUALCOSA“, interveniamo con qualche considerazione.

È condivisibile l’invito a potenziare ulteriormente l’attività di informazione al pubblico degli abitanti della zona e dei frequentatori della valle nel tempo libero. È invece controproducente generare un allarmismo privo di fondamento sui media e/o sui social network tanto più che è mancato il confronto con le istituzioni competenti in materia (carabinieri-forestali, personale della Città Metropolitana di Torino, personale delle Aree Protette Alpi Cozie) che avrebbe immediatamente chiarito che non esiste alcuna situazione di “pericolo lupo” in Alta Valle di Susa, dove il lupo è presente dal 1997. Vediamo il perché.

L’inverno 2017-2018 è stato lungo e ricco di precipitazioni nevose. Ha stremato gli animali selvatici. La neve ancora abbondante in quota costringe in questo periodo gli erbivori a scendere verso il fondovalle alla ricerca di erba verde e prede e predatori a scegliere terreni poco o nulla innevati per faticare meno negli spostamenti. Il risultato è che in questi giorni chiunque passi lungo la strada statale 24 o lungo le diramazioni provinciali potrà imbattersi in branchi di 10-15 cervi, intenti a mangiare non solo di notte, ma spesso anche nel primo mattino o nel tardo pomeriggio. Hanno così fame che oltre ai prati invadono giardini ed orti. I cervi, i caprioli, i cinghiali sono prede. Il lupo è il loro predatore naturale. Se le prede stanno in basso, il predatore le attende lungo la strada oppure a ridosso delle villette e dei condomini costruiti ai margini dei boschi e dei prati. Ma i lupi sono predatori efficienti. Non possono permettersi di sprecare le energie.

Pianificano l’attacco, studiano il branco e selezionano il soggetto più debilitato o più distratto, quello che li farà correre di meno. Uccidono per soffocamento con un morso alla gola, in pochi secondi, e altrettanto rapidamente cercano di mangiare, ingoiando pezzi molto grossi, per potersi allontanare il più rapidamente possibile quando si accorgono che la loro preda è troppo vicina ad un altro terribile predatore: l’uomo. Ecco il motivo per cui spesso le predazioni, vicino alle case o vicino alle strade, sono abbandonate dai lupi non appena fa chiaro: non possono permettersi di rimanere in vista dell’uomo. Sperano di poter tornare a terminare il pasto la notte successiva ma, se qualcuno porta via la carcassa, il lupo uccide un altro animale per procurarsi il cibo: un branco di 4-5 lupi, una volta predato un cervo, per almeno altri quattro giorni non va più a caccia, perché non ne ha bisogno.

Spostare le carcasse ha senso: purché venga fatto non per nasconderle ma per permettere al predatore di finire il suo pasto ed evitare l’uccisione di un altro animale.

Le leggi impongono di portare via gli animali morti o di sotterrarli per evitare la diffusione di malattie o la contaminazione di eventuali sorgenti d’acqua vicine, ma attendere una notte in più, prima di rimuovere totalmente la carcassa, non costituisce una violazione di norma. Al contrario rientra in quanto previsto dalla direttiva europea Habitat secondo la quale il lupo è una specie protetta a livello europeo. Spostando in modo accorto gli animali predati si salvano “carcasse e cavoli”. Si allontanano i resti alla vista dei passanti senza sottrarre un pasto al lupo: le prede tirerebbero un sospiro di sollievo e pure il predatore, che potrebbe astenersi dal cacciare per qualche giorno.

Qualunque segnalazione di ritrovamento di carcasse predate da lupo (come previsto dalla convenzione siglata fra il CA TO2, in qualità di ente supporter, e il Progetto LIFE WOLFALPS) è importante e preziosa perché i dati forniti, relativi ai segni di presenza del lupo, vengono inseriti sistematicamente nel database di progetto, in modo da fornire a tutti i cittadini, in occasioni pubbliche, le informazioni sulla reale consistenza della presenza dei branchi di lupo a livello alpino. La raccolta e la verifica dei dati permette inoltre di evitare di attribuire al lupo anche i decessi causati da cani vaganti o da altro.

Per una corretta informazione, le Aree Protette delle Alpi Cozie, con la collaborazione di molti comuni sensibili, che fanno dell’informazione ai cittadini una loro priorità, mettono a disposizione i loro esperti per serate divulgative su ogni tipo di argomento naturalistico, tra cui il lupo.

L’Ente è disponibile ad organizzare serate divulgative ma anche incontri più “tecnici”, dedicati alle specifiche categorie, più direttamente coinvolte dal ritorno del lupo, come cacciatori o allevatori.

Il prossimo lunedì 30 aprile ci sarà una serata informativa a Bardonecchia, presso il Palazzo delle Feste alle ore 21: l’ingresso è gratuito e tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

È sempre ciò che non conosciamo a farci paura.

 

 

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9 COMMENTI

  1. Complimenti per la competenza, i modi e le argomentazioni inattaccabili ! Complimenti davvero, anche per l’iniziativa didattica.

  2. Finalmente qualcuno che spiega come sia normale che il lupo viva in montagna, come il cervo etc… gli invasori siamo noi umani, è inutile gridare attenti al lupo!! E poi, ci saranno pure queste centinaia di lupi, io fin’ora non ne ho visto manco uno!

  3. Ottime spiegazioni.
    Da conservarne il link x quando succederà il 1mo “incidente” con un umano, che scusate se esistiamo.

  4. Ottima spiegazione.
    Pagina di cui tenere il link per quando succederà il primo “incidente” con un umano, che scusate se esistiamo.

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