ACSEL VALSUSA, PER ALESSIO CIACCI RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DALLA PROCURA DI MESSINA PER ABUSO DI UFFICIO

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Alessio Ciacci, presidente dell’Acsel spa

SANT’AMBROGIO – La Procura di Messina ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente dell’Acsel spa (società pubblica che si occupa della raccolta e smaltimento rifiuti in Valsusa) Alessio Ciacci, con l’accusa di abuso di ufficio. Le indagini riguardano il contratto di collaborazione che Ciacci aveva assegnato il 3 dicembre 2014 al consulente Raphael Rossi (anche lui rinviato a giudizio), quando era commissario dell’azienda comunale “Messinambiente”. Il 30 marzo il giudice delle udienze preliminari Maria Vermiglio dovrà decidere se processare entrambi gli indagati. A Ciacci viene contestata proprio l’assunzione di Rossi, in quanto – secondo l’accusa – all’interno dell’azienda Messinambiente c’erano già dei dipendenti con lo stesso profilo professionale del consulente. L’incarico è stato assegnato a Rossi il 3 dicembre tramite la sua società uninominale Re-Sources sas, costituita 5 giorni prima (il 28 novembre 2014) con un compenso di  31.334 euro per 50 giorni di attività, iva esclusa, e con spese di viaggio, vitto e alloggio a carico dell’azienda municipale.

“Ho totale fiducia nella magistratura e nel fatto di poter fare chiarezza – ha replicato, con una lunga nota diffusa alla stampa, Alessio Ciacci – nel marzo 2014 sono stato chiamato a Messina dal sindaco Accorinti ad occuparmi dell’azienda comunale Messinambiente che, dal 2012, versava in stato di liquidazione, con diverse inchieste in corso e una scarsa attenzione di tutte le precedenti gestioni aziendali al rispetto delle procedure imposte dalla legge (…). Una delle collaborazioni effettuate durante il mio mandato è stato oggetto di denuncia. Riguarda la società uninominale Re-Sources, fondata da Raphael Rossi a novembre del 2014, a cui assegno una collaborazione a dicembre 2014. La procura ha inteso, come atto sicuramente dovuto in seguito ad una denuncia di una istituzione, aprire una indagine a riguardo che mi vede coinvolto e che si incentra sulle procedure effettuate a monte di quell’incarico. La mia collaborazione con le istituzioni e la magistratura è massima e sono sicuro che avremo modo di chiarire ogni passaggio e di escludere la presenza di possibili reati (…). In particolare si contesta che la società uninominale Re-Sources non avesse esperienza nel settore, in realtà si trattava di una società intestata a Raphael Rossi, uno dei maggiori esperti di aziende di igiene ambientale in Italia. Mi sono sempre sentito al servizio delle istituzioni, non degli appetiti personali che ho sempre combattuto con risultati e numeri che parlano da soli, affronto questo nuovo episodio con fiducia e determinazione, consapevole si tratti della dimostrazione che c’è ancora molto lavoro da fare per restituire queste aziende alla collettività. Tra le molte cose vissute nell’anno trascorso in Sicilia non è certo questa quella che più mi sorprende. Nelle condizioni in cui sono stato costretto ad operare e con le continue denunce ricevute per l’opera di pulizia effettuata in azienda, capisco che alcuna di queste potesse avere un seguito di questo tipo. Da amministratore pubblico il mio impegno verso la trasparenza continua e si rafforza proprio alla luce di questa circostanza”.

 

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