SCI, LA REGIONE COMPRA VIALATTEA E BARDONECCHIA? “SMENTITA, NON CI SONO LE CONDIZIONI”

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Il presidente della Regione Cirio e il presidente della Vialattea Brasso

SESTRIERE – “Non ci sono condizioni per vendere la Vialattea alla Regione”. Con franchezza e poche parole, il presidente della Sestrieres Spa Giovanni Brasso smentisce la notizia pubblicata oggi, 17 luglio, su l’Eco del Chisone, a proposito di un piano della Regione Piemonte per acquistare gli impianti delle montagne olimpiche (Vialattea e Bardonecchia).

“La Sestrieres comunica che non è a conoscenza e soprattutto non è stata coinvolta in trattative per la cessione del pacchetto azionario della Sestrieres stessa alla Regione Piemonte o a società o gruppi riconducibili ad enti pubblici – spiega Brasso – inoltre ritiene che tra le parti non esistano le condizioni per intraprendere un percorso in tal senso”.

La smentita arriva anche dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio: “Non risulta questo progetto. Non se ne è mai parlato”.

Smentisce la notizia il sindaco di Sestriere e consigliere regionale della Lega Valter Marin, che nell’articolo viene citato più volte come uno dei politici che, con Cirio e Beria, starebbe lavorando al progetto: “Io non ho mai fatto parola al presidente Cirio di questo progetto di acquisto delle società degli impianti. Non ho mai detto nulla a tal proposito a Cirio, quindi non sto lavorando a nessuna iniziativa in tal senso”.

 

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12 COMMENTI

  1. Concorco con Dario.
    una parte degli impianti sono già della Regione, che paga dei privati per gestirli; privati che oltretutto incassano anche i biglietti……
    poi la Regione paga per l’innevamento artificiale…
    a questo punto, tanto vale che la Regione diventi proprietaria di tutti gli impianti e li gestisca, avendo poi la possibilità di incassare i proventi derivanti dalla vendita dei biglietti

  2. Bravo Eco del Chisone l’idea è splendida.
    Ma per fare veramente un buon affare, la Regione farebbe molto meglio a comprare anche Monginevro e magari anche la Valle Stretta, riconquistando, con il grande senso degli affari che la contraddistingue, la perdite territoriali arrecateci dal grande statista mussolini.
    Perché accontentarci del solo grattacielo di Via Nizza?
    Perché non comprare anche una quota multimilionaria del debito della Città di Torino o quel grido di dolore meglio conosciuto come pista di bob e slittino di Pariol?

  3. Forse sarebbe meglio che Monginevro comprasse Vialattea! Hanno 4 piste in croce eppure son sempre i primi ad aprire, gli ultimi a chiudere, impianti e piste aperte sempre al 100%, impianti che girano anche in condizioni di vento, innevamento artificiale garantito in qualunque condizione, investimenti su impianti moderni, che poi vengono fatti girare…e soprattutto evidentemente li non si fa il conteggio dei passaggi per decidere quali impianti producono superprofitto, in modo da tenere chiusi gli altri. Stagioni sempre più brevi, intere aree che non vengono più gestite.Sarebbe veramente ora che il “Pubblico” , che tra sponsorizzazioni della regione e dei vari Comuni, si occupasse della questione, magari favorendo la vendita ad altri privati che presentassero un piano di investimenti e di gestione degno di una stazione internazionale.

    • Cara Bianca hai proprio ragione, ci sono impianti che non sono stati aperti in tutto l’inverno (Sises), impianti che sono snodi cruciali che sono vecchi e dovrebbero essere rimodernati (Cit Roc e Garnel al sestriere per esempio), Ogni volta che andiamo al Monginevro ci viene la tristezza a vedere come sono sveglie e come noi siamo rimasti fermi a dieci anni fa!

  4. Vorrei ricordare che intorno solo al comprensorio di bardonecchia gravitano circa 1500 posti di lavoro. onestamente credo che l’ente pubblico debba investire dove ci siano livelli occupazionali sicuri e garantiti anche se solo stagionalmente..ma magari per qualcuno é meglio regalare i soldi a virtuosi imprenditori automobilistici che incassano e poi vanno a produrre all’estero

  5. Puntaban ha ragione.
    Se a Bardonecchia ci sono 1500 occupati, dipendenti delle locali imprese private rimangano tali o aumentino per iniziativa delle medesime imprese.
    L’Ente pubblico con le sue scarse risorse mica deve comprare posti di lavoro.
    E’ già difficile che riesca ad incoraggiarne la crescita.
    Pensare che la Regione debba farsi imprenditore lascia due sole prospettive: nostalgia dell’Unione sovietica o imprenditoria decotta bisognosa di salvataggi.
    Alla nostra Valle non occorrono ne l’una e ne l’altra.

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