VALSUSA, ECCO IL NUOVO BIVACCO DEL SOMMEILLER: PRONTO IN 3 MESI

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dal COMUNE DI BARDONECCHIA
BARDONECCHIA – Si è svolto oggi il sopralluogo dell’Unione Montana Alta Valle Susa e dell’Amministrazione Comunale di Bardonecchia. Al sindaco Chiara Rossetti sono state consegnate simbolicamente le chiavi della struttura. In appena tre mesi, dunque, è stato realizzato il Centro della Cultura d’Alta Quota, Bivacco Colle del Sommeiller. L’intera opera è stata commissionata e coordinata dall’Unione Montana Alta Valle Susa.
Finanziato con fondi europei Alcotra, con anticipo del capitale da parte dell’Amministrazione Comunale, il bivacco, completamente in legno massello locale e rivestito in lamiera rosso bordeaux, ” riprende e reinterpreta in chiave moderna – ha spiegato il progettista Devis Guiguet – lo storico rifugio Ambin, che per più di vent’anni, con i suoi impianti e le sue piste, è stato meta dello sci estivo a Bardonecchia”.
“Si è trattato di una grande prova corale – ha detto il sindaco di Bardonecchia, Chiara Rossetti – che fin dall’inizio di questo percorso ha unito pubblico e privato portando a questo importante risultato. Grazie davvero a tutti voi per il grande impegno ed entusiasmo, che avete portato in questa realizzazione “. Anche il vicepresidente dell’Unione Montana Francesco Avato ha voluto sottolineare “lo spirito che ha unito Amministrazione, Unione Montana e Maestranze che fin dall’inizio ci hanno creduto e lavorato fianco a fianco”.
L’edificio di circa 100 metri quadri ospiterà due camerate per un totale di 18 posti, la zona refettorio e centro di documentazione ed il museo della storia del ghiacciaio e dello sci intitolato ad Edoardo Allemand. L’inaugurazione ufficiale è prevista la prossima estate quando, dopo il completamento con arredi ed allestimenti, la struttura sarà messa in esercizio.

 

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21 COMMENTI

  1. AAA cercasi “Alpinista Consumato” che a inizio Settembre era convinto che non l’avrebbero finito. A volte il silenzio è oro.

  2. Lo trovo troppo moderno per il luogo… uno stile più simile a baita era sicuramente meno impattante… veramente brutto, magari funzionale, ma brutto, come la più parte delle strutture moderne, squadrate e senza “anima”, si è perso il senso del focolare domestico… abbiamo cittadine come Bussoleno e Susa con meravigliose case antiche nei centri storici, che cadono a pezzi e se fossero ristrutturate sarebbero belle e attirerebbero i turisti e ci trasferiamo a vivere in case nuove, squadrate, così essenziali nello stile da non avere nessuna personalità, e il bivacco mi fa lo stesso effetto, meglio i vecchi rifugi con stile “montanaro”… Comunque già meglio degli orribili palazzi di Bardonecchia, Sauze d’Oulx, Puy Saint Vincent eccetera, perchè Italia e Francia non fanno distinzioni nello scempio delle bellissime montagne…

    • Cara Gwen, benvenuta nel mondo moderno! Si chiama “evoluzione”…. Che piaccia o no…. Probabilmente l’analisi dei costi/benefici ha dato il responso “funzionalità a discapito della bellezza”….

      • Se questa è l’evoluzione, meglio le capanne, si armonizzano meglio con il territorio circostante… Ovviamente la mia è un’iperbole, ma se per lei l’evoluzione è l’annullamento dell’estetica e dell’armonia con l’ambiente, a me sembra che anche l’occhio voglia la sua parte… le nostre montagne, e non parlo di questo bivacco, sono piene di ecomostri evoluti come dice lei, ma piuttosto che andare in vacanza a Sestriere in mezzo al cemento, vado a farmi un giro al Toesca vecchio stile…degustibus non est disputandum… (ah, dimenticavo, siamo così evoluti che fior fior di scienziati vengono pagati per inventare armi di distruzione di massa sempre più sofisticate, distruttive e spietate… come si fa a chiamarla evoluzione???)

    • L’architettura deve SEMPRE rispettare il periodo! …se no non avremmo oggi le baite in pietra dei nostri nonni ma capanne di fortuna come i nostri trisnonni! Non si deve confondere innovazione con restauro!

  3. Bravi. Fortunatamente ogni tanto si investono soldi in montagna. Sicuramente da visitare, magari lasciando il mezzo a motore il più possibile a valle, compatibilmente con la propria capacità fisica. Bravi anche i lavoratori in quanto lavorare in quota ha le sue difficoltà.

  4. Ma esattamente a cosa dovrebbe servire? È un rifugio con gestore o un bivacco ad accesso libero senza controllo? In quest’ultimo caso… auguri… vandalizzato e distrutto in poco tempo…

    • Come se in valle fosse il primo bivacco. I bivacchi sono frequentati da gente civile. Non si fanno ore di cammino per andare a sfasciare qualcosa.

        • Il Rocciamelone fa eccezione perché è la Rimini montana del Piemonte (insieme allo Chaberton che però, per fortuna, non ha bivacchi). È la vetta sopra i 3000m più facilmente raggiungibile da chiunque, e infatti è presa d’assalto d’Estate da gente di tutti i tipi. Spesso gente che va in montagna se va bene una volta all’anno. Nei mesi estivi salgono centinaia di persone al giorno. Non è da confrontare né con le altre vette alpine, né con i numerosi bivacchi/rifugi-bivacco tra Orsiera, Stellina, Clapier, Vacca, Blais, Sigot, Tornior, ecc… che infatti non subiscono certe cose.

    • Se partiamo dal presupposto, tipicamente Valsusino, del no a tutto perché “poi lo rompono” allora non si farà mai niente da nessuna parte… I casi sono due: o ci si solleva e si affronta la realtà costruendo comunque, già prevedendo le quote per le riparazioni, oppure la diamo vinta ai teppisti e viviamo in un mondo a zero. Sinceramente sostengo la prima opzione!

      • Pur non essendo una fan dell’architettura moderna, forse qualche telecamera nascosta farebbe sì che paghino i vandali, e magari anche un po’ di carcere e lavori socialmente utili, naturalmente proporzionati ai danni, farebbero passare la fantasia di distruggere tutto… adesso l’ultima moda è lanciare immondizie contro quadri di artisti famosi per difendere l’ambiente… sono la prima a dire che l’ambiente vada difeso, ma non ho capito bene perché si debba distruggere un’opera di Van Gogh, anche questa la definireste evoluzione?

      • Non sono d’accordo. Questa sua è una logica di spendere tanto per spendere. Come se le risorse fossero infinite. Invece i soldi sono pochi e quindi occorre vigilare.

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